Cina, India e energie rinnovabili: intervista a Federico Rampini

federicorampini.jpg"La speranza indiana" (Mondadori) è l'ultimo libro di Federico Rampini, corrispondente dalla Cina del quotidiano La Repubblica. Il giornalista si occupa da anni dello sviluppo sociale ed economico della Cina, a cui dedica i post del suo blog.

Lo abbiamo incontrato per parlare dei rapporti commerciali fra l'Europa e Asia, di immigrazione qualificata collegata alle delle debolezze del sistema universitario italiano e di energie rinnovabili. Ecco l'intervista:

E' innegabile il timore in Europa per l'avanzare delle economie indiane e cinesi che pretendono, con discreto successo, di esportare tariffe vantaggiose in cambio di scarsa qualità. L'Europa può ancora tutelare la propria identità economica nella società globale (prodotti tipici, di qualità, in cui la filiera di produzione è interamente europea)?

Certo. In effetti, nonostante l'innovazione dei prodotti cinesi, le esportazioni europee in Cina sono molto aumentate negli ultimi anni, grazie al prestigio del Made in Europe. In particolare si esporta tecnologia da Germania e Francia, dal settore nucleare alle telecomunicazioni, oltre ai treni ad alta velocità. Per quanto riguarda l'Italia, è l'industria di lusso ad essere il fiore all'occhiello, ad esempio Ferrari, Maserati e Bulgari oltre all'abbigliamento. E' proprio sulla qualità che l'Europa gioca la propria identità economica in Cina.

Ma il volume import/export fra Europa e Cina non è paragonabile.

No. C'è un forte squilibrio commerciale e la Cina vende molto di più di quello che l'Europa riesce ad esportare.

lasperanzaindiana.jpgGli Stati Uniti hanno da anni aperto le frontiere a professionisti specializzati nel mondo della tecnologia, dall'ingegneria all'informatica. L'Europa, e in particolare l'Italia, adotterà la stessa strategia negli anni a venire?

Sono anni che l'Italia dice di provvedere, ma stiamo ancora aspettando di vedere qualche risultato. Stiamo sprecando molte opportunità, il nostro paese è il meno attraente per l'immigrazione qualificata e non c'è paragone rispetto alle possibilità offerte agli scienziati e ai ricercatori negli Stati Uniti. Continuo a leggere i buoni propositi dei governi italiani, ma non cambia nulla. 

Possiamo attribuire qualche responsabilità? 

Sì. E' il sistema universitario italiano. I luoghi di approdo per l'immigrazione qualificata sono master e Phd per la ricerca delle imprese occidentali. Sono problemi urgenti ma l'Italia non è pronta ad accogliere i talenti.

Nel suo libro scrive che "il surriscaldamento climatico avrà effetti più pesanti nel subcontinente asiatico che in ogni altra parte del pianeta". L'Europa sta cercando di incentivare lo sviluppo di energie rinnovabili, anche se le vere sfide del futuro sono concentrate in India e Cina. Questi due paesi hanno già preso misure per limitare l'inquinamento e ridurre le emissioni di C02?

Entrambi hanno da poco acquisito la consapevolezza che il cambiamento climatico  è alle porte. La Cina ha iniziato a investire in energie rinnovabili ha deciso di raggiungere il 10% di energie rinnovabili nei prossimi anni, tra solare, nucleare e biomassa. E' una percentuale modesta per la Cina e la maggiore fonte di energia elettrica oggi è data dalle centrali a carbone, e sarà così ancora a lungo. Il carbone è meno caro e più disponibile, ma di certo responsabile di una grande quantità di Co2. Vista la velocità dello sviluppo, i consumi per la produzione di energia sono concentrati su carbone e materiali fossili.

E l'India invece? 

L'India è più arretrata rispetto alla Cina sullo sviluppo di energie rinnovabili, ma è altrettanto vero che a livello industriale è meno avanzata. Ha comunque in programma la costruzione di 20 centrali elettriche nei prossimi 10 anni, che abbatte il problema delle emissioni di Co2.

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