Scoperta la proteina che favorisce il colesterolo, principale causa d'infarti e ictus

colesterolo.jpgLe malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte in Italia, si stima una percentuale di decessi intorno al 43% e la colesterolemia è una delle cause principali. Su questo fronte arrivano ottime notizie, poiché è stata scoperta la proteina che facilita la formazione del colesterolo.

Si chiama CD40L e la sua presenza in alta quantità favorisce il ristagno del colesterolo nelle arterie, che s'infiammano, e a lungo andare porta all'aterosclerosi, ovvero all'ispessimento delle pareti delle arterie, che può causare gravi malattie cardiovascolari, come l'ictus e l'infarto.

Lo studio è stato condotto dall'equipe dei professori Francesco Violi e Francesco Martino, dell'Università La Sapienza al Policlinico Umberto I di Roma, e oggi è stata pubblicata sulla rivista ufficiale della società americana di cardiologia Jacc.

La ricerca, condotta su un gruppo di 40 bambini, ha evidenziato che nel sangue dei bimbi con colesterolo alto c'era anche un'alta quantità di CD40L. Inoltre su un campione di 1.671 bambini, tra i 6 e i 14 anni, quasi il 30% presentava un colesterolemia superiore o uguale a 170 mg/dl, considerata il valore massimo in età pediatrica, mentre addirittura il 20 % dei bambini aveva il tasso di colesterolo ancora superiore.

ricercabi.jpg''Si tratta di una scoperta di grande impatto sociale - ha commentato Violi - perché permetterà di fare prevenzione sui bambini consentendoci di avere in futuro una diminuzione degli infarti, con una conseguente riduzione dei costi per il Ssn. Insomma, curare un piccolo di 10 anni con colesterolo alto significa prevenire un suo possibile infarto a 60 anni''.

"É necessario individuare i bambini a rischio, dedicando un'attenzione particolare soprattutto a quelle famiglie in cui sono stati già presenti casi di infarto o di ictus – spiega Martino –. Una diagnosi precoce è decisiva, la colesterolemia  nei bambini può essere curata con successo, prevenendo così malattie cardiovascolari in età adulta".

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