Linfedema: l'esperto e i trattamenti chirurgici

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Dopo aver parlato delle misure igieniche e delle terapie fisiche, approfondiamo ora i trattamenti chirurgici. Ecco quanto risulta dalla relazione del Dottor Zilli, esperto linfologo e qualificato conoscitore del linfedema.

"Il ruolo della chirurgia nel trattamento dei linfedemi è controverso. Accanto agli interventi di cutolipofascectomia totale o alle fasciotomie multiple, considerati ultima ratio per la cura di gravi elefantiasi, e comunque con risultati funzionali ed estetici discutibili, si è andata affermando nel tempo la microchirurgia dei linfatici.

Questa prevede il confezionamento di anastomosi linfatico-venose negli arti affetti con 'sblocco' funzionale della circolazione linfatica. In altre parole si vanno ad aprire delle porte nelle vie linfatiche ostruite in modo da far defluire la linfa nel circolo venoso.

chirurgia.jpgTuttavia, se la linfa non viene spinta attraverso queste porte dall’esterno con il linfodrenaggio e con le contenzioni elastiche, l’efficacia di tali interventi è nulla, come è nulla se l’operazione microchirurgica viene effettuata su un arto con un linfedema di vecchia data a grande componente fibrotica. In altre parole, anche una volta operato, il paziente deve sottoporsi a cicli ripetuti di terapia fisica e deve portare le contenzioni, altrimenti il volume dell’arto operato è destinato ad aumentare.

I tre tipi di intervento non devono essere considerati antitetici tra di loro, ma complementari l’uno all’altro, per il raggiungimento del risultato migliore, più duraturo e stabile possibile. Per ogni caso clinico, poi, a seconda dello stadio evolutivo dell’edema, solo la razionale associazione delle varie metodiche può fornire nel tempo i risultati migliori".

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