Strage al Virginia Tech: i citizen journalist la raccontano in diretta

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Texas, 1 agosto 1996, uno studente sale al ventisettesimo piano di una torre affacciata sul campus e spara sui compagni, uccidendone sedici. Arkansas, 24 marzo, due ragazzini di undici e tredici anni attirano fuori da una scuola media i compagni con un falso allarme anti-incendio e sparano a quattro bambine. Colorado, 20 aprile 1999, il famoso dramma della Columbine High School in cui perdono la vita 12 ragazzi e un insegnante. Minnesota, marzo 2005, un ragazzo di sedici anni ammazza 9 persone e ne ferisce 7.

Ieri l'ultima tragedia. Il Virginia Tech a Blacksburg, negli Stati Uniti, che accoglie ventisei mila studenti, è stato teatro di una strage. Un giovane studente ventenne, sud coreano, ha fatto irruzione prima nei dormitori e poi in un'aula della Norris Hall, sede della facoltà di chimica e di ingegneria, uccidendo 32 ragazzi e ferendone altri 15, prima di togliersi la vita. Probabilmente preda di una folle gelosia, che l'ha spinto a commettere un gesto assurdo e incomprensibile.

L'America oggi si sveglia sotto shock, impossibile non chiedersi il perché di un massacro così terribile e così privo di senso. C'è chi da la colpa ai videogiochi e ai film, che inneggiano alla violenza, c'è chi da la colpa alla mentalità di un Paese, che ha la convinzione che possedere armi sia un diritto inalienabile e irrinunciabile per non perdere la possibilità di difendersi.

ferittt.jpgSono 192 milioni le armi da fuoco in possesso di comuni cittadini negli Usa, pistole e fucili sono venduti addirittura in alcuni supermercati e nelle fiere itineranti, niente documenti, nessun controllo sull'identità di chi acquista e sugli eventuali precedenti penali. Quindi armi alla portata di tutti e il terrore d'incappare in chi, travolto da un incontrollabile impulso omicida, non è più in grado di gestire l'oggetto che si trova in mano, distruggendo vite come fosse niente.

L'hanno soprannominata "la strage dei telefonini", perché le nuove tecnologie, in questa tragedia, hanno giocato un ruolo fondamentale. I ragazzi sono stati avvisati tramite e-mail dai responsabili dell'università e tramite continui aggiornamenti sul sito dell'istituto. Questi gli ordini principali: barricarsi nella propria camera, sdraiarsi per terra e tenersi lontani dalle finestre, invece, chi si trovava nelle zone a rischio è stato fatto evacuare sugli autobus.

cnnnnnnnnna.jpgMa non solo questo, in tanti hanno ripreso ciò che accadeva coi propri telefonini, in tanti hanno aggiornato il proprio blog descrivendo minuto per minuto quanto stava accadendo. Al telefono da corridoi, camere, aule, molti studenti rilasciavano interviste a giornalisti e a canali all news.

Le riflessioni da fare sarebbero tantissime, in rete i commenti sulla vicenda si moltiplicano minuto per minuto. Leggete il post di Gasolina e di Reporters, che ne hanno già parlato, mettendo in luce interessanti punti di vista. Ma guardate anche MezzoMondo, Watching the digital watchers, Daimnation!

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