Mari europei inquinati e sovrasfruttati: lo dice un rapporto dell'Agenzia europea per l'ambiente

Un rapporto dell'Agenzia europea per l'ambiente parla chiaro, il mar Mediterraneo e i mari europei non sono in salute

Mari europei inquinati

Secondo la Direttiva quadro 2008/56/CE dell'Unione Europea, che è stata recepita in Italia con il D.Lgs. 190/2010, entro il 2020 gli Stati membri avrebbero dovuto raggiungere un obiettivo ben preciso, ossia un buono stato ambientale per le acque marine, agendo ciascuno con l'attuazione di misure specifiche.

A seguito di tale direttiva, ad ogni stato veniva richiesto di redigere un programma di analisi dello status delle acque con azioni per migliorarne la salute, puntando sulla tutela della biodiversità, ma anche mantenendo i mari europei puliti e vitali, regolando anche lo sfruttamento ittico in modo da renderlo sostenibile.

Secondo un rapporto dell'Agenzia europea per l'ambiente, la condizione dei mari europei è tutt'altro che rosea ad oggi, mostrando come inquinamento e sovrasfruttamento a livello ittico attuali, rendano praticamente improponibile centrare il famoso obiettivo di buono stato ambientale, imposto dalla Direttiva europea del 2008.

L'Aea punta il dito soprattutto sulla situazione degli stock ittici, specie nel Mar Mediterraneo, dove a fronte di un ecosistema di cui fanno parte 17mila specie, si raffronta un minuscolo 6,1% di pesca davvero sostenibile. Senza contare che solo il 12,7% del Mare Nostrum non riporta problemi di inquinamento marino.

Il commissario per l'ambiente e gli oceani della commissione von der Leyen, Virginijus Sinkevicius, ha commentato i dati emersi dal rapporto dell'Aea con parole chiare:

Prendo atto con rammarico che gli Stati membri dell'Ue non raggiungeranno il buono stato ambientale di tutte le acque marine, che era un obbligo legale entro il 2020. La Commissione avvierà una revisione della direttiva quadro sulla strategia marina per vedere cosa ha funzionato e cosa no e agire sulle carenze individuate

Virginijus Sinkevicius

Di certo è la stessa Agenzia europea per l'ambiente a dire che per il raggiungimento dell'obiettivo non è necessario fare grandi rivoluzioni, ma semplicemente implementare e rafforzare l'impegno già attuato fino ad ora. Per quanto riguarda gli stock ittici, l'Aea sostiene che si possano raggiungere buoni livelli di sostenibilità entro il 2022.

La regolamentazione, come nel caso del tonno rosso, non è stata fallimentare, tutt'altro. Ma serve maggiore attenzione e sì, anche cooperazione fra stati in certi casi. Da qui alla fine dell'anno non è pensabile che la situazione cambi drasticamente per centrare l'obiettivo. Ma anche facendo passi più lenti, l'importante è giungere a destinazione.

Via | Repubblica
Foto | iStock

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