Distanziamento sociale: perchè per alcuni è così difficile?

Perché per alcune persone è così difficile mantenere una distanza sociale, anche e soprattutto durante l'emergenza coronavirus? La risposta arriva alla scienza.

Distanziamento sociale

Il distanziamento sociale rappresenta uno dei più efficaci scudi a nostra disposizione per proteggerci dal rischio di contagio da coronavirus.

Tuttavia, di fronte al pericolo noi esseri umani tendiamo in realtà ad avvicinarci, e l'allontanamento sociale ostacola quindi questo nostro impulso naturale. A parlare di questo argomento sono gli autori di un nuovo articolo pubblicato sulla rivista Current Biology, i quali sottolineano il dilemma posto dalle misure di distanziamento sociale.

Le condizioni pericolose ci rendono più - non meno – "sociali". Far fronte a questa contraddizione è la più grande sfida che affrontiamo in questo momento

spiegano gli autori dello studio, secondo i quali quando le persone hanno paura cercano una maggiore sicurezza nel prossimo, ma allo stato attuale questo impulso non farebbe che aumentare il rischio di ammalarsi.

Secondo gli autori, poiché il distanziamento sociale si oppone alla nostra reazione naturale di fronte a rischi imminenti, le nostre inclinazioni sociali rischiano adesso di rendere il tutto ancor più pericoloso. Non si tratta quindi di reazioni antisociali a minacce razionalmente riconosciute, ma più che altro di una reazione spontanea, che però deve essere frenata.

Ma come fare quindi a sfuggire al bisogno di avvicinarci agli altri in cerca di sicurezza? Secondo gli esperti, internet potrebbe rappresentare l’ancora alla quale aggrapparci.

Nel mondo pre-pandemia, Internet e i social media erano spesso considerati “non sociali”. Tuttavia, le cose adesso sono cambiate radicalmente, ed il nostro bisogno di contatto umano e di avere interazioni sociali possono essere soddisfatti grazie ai social network. A tal proposito, qui potrete trovare alcuni consigli utili per sentirvi più vicini alle persone importanti della vostra vita.

via | ScienceDaily
Foto di Gerd Altmann da Pixabay

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