Come ridurre gli sprechi alimentari

Un nuovo studio rivela qual è un modo alternativo e divertente per ridurre gli sprechi alimentari.

banana

Nella nostra società caratteristiche come bellezza e qualità vengono spesso considerate le facce della stessa medaglia, e per questa ragione quando ci troviamo di fronte a dei prodotti “imperfetti” tendiamo a considerarli meno "desiderabili". Tutto ciò comporta uno spreco alimentare davvero enorme, che a sua volta aumenta i costi per la popolazione mondiale e l'impatto ambientale.

Un nuovo studio pubblicato sulle pagine del Journal of the Association for Consumer Research rivela però che esiste una soluzione davvero curiosa ed efficace per ridurre gli sprechi alimentari.

A quanto sembra, "umanizzare" i prodotti potrebbe infatti cambiare l'atteggiamento dei consumatori nei confronti di frutta e verdura che mostrano i primi segni dell'età. Rappresentare dei prodotti dall'aspetto imperfetto (ma ancora nutrienti) con delle caratteristiche umane può infatti accrescerne il "fascino". Questo perché si portano i consumatori a valutare i prodotti meno freschi con un occhio più compassionevole.

Per giungere a questa conclusione gli autori dello studio hanno utilizzato banane, cetrioli e zucchine antropomorfizzati, rappresentandoli come se avessero dei tratti simili a quelli umani. Le banane, ad esempio, sono state raffigurate mentre si abbronzano al sole, mentre i cetrioli sono stati utilizzati per creare il disegno di un volto umano.

Coloro che hanno visto i prodotti meno freschi rappresentati con un aspetto più “umano” li avrebbero giudicati più “desiderabili” rispetto ai partecipanti che hanno visto gli stessi prodotti senza caratteristiche antropomorfe.

Questi risultati suggeriscono che chi gestisce dei negozi di alimentari e gli esperti di marketing dovrebbero prendere in considerazione l'uso di strategie del genere per promuovere e vendere dei prodotti che cominciano a mostrare segni della vecchiaia, ma che rimangono comunque nutrienti e gustosi.

via | ScienceDaily
Foto da Pixabay

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