Test delle intolleranze alimentari, quando farlo?

Quali sono i test delle intolleranze alimentari e quali bisognerebbe evitare di fare perché non hanno valore scientifico?

Diagnosticare le intolleranze alimentari è molto complesso. Le principali intolleranze, quella al lattosio e al glutine, sono diagnosticate dal gastroenterologo che decide, dopo la visita, di prescrivere degli esami specifici, alcuni anche invasivi come potrebbe essere l’esofagogastroduodenoscopia, che serve per la diagnosi della celiachia.

È importante però comprendere che non esistono esami, a parte quelli per lattosio e glutine, che abbiano valore scientifico. È dunque meglio affidarsi a un diario alimentare, in cui si raccontano gli episodi (sintomi, dolori e disturbi) e cercare di studiare una dieta a eliminazione, per comprendere quale potrebbe essere il cibo “incriminato”.

Questo esperimento normalmente dura massimo un mese e mezzo e ovviamente, prima, è meglio chiedere il parare e l’aiuto del medico, per evitare carenze nutrizionali. Se l’intolleranza sospetta è al lattosio o al fruttosio esiste il breath test, o test del respiro, che prevede la raccolta di campioni d'aria respirata in un sacchetto di plastica a intervalli regolari, prima e dopo l’ingestione di uno zucchero sciolto in acqua.

Evitate invece il dosaggio IGg4, il test citotossico, l’alcat test, i test elettrici, i test kinesiologici, il dria test, le analisi del capello, la biorisonanza, il pulse test, il riflesso cardioco auricolare, iridologia perché non hanno valore scientifico.

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