Antivaccinismo: come combattere il fenomeno

È possibile combattere il problema dell’antivaccinismo? La risposta arriva da questo nuovo studio.

Antivaccinismo

In America, così come in Italia, un allarmante numero di persone sceglie di non vaccinarsi e/o di non vaccinare i propri figli. Superare il problema dell’antivaccinismo è assolutamente importante, e rappresenta una delle maggiori preoccupazioni per le agenzie governative e sanitarie, che hanno tentato molti approcci diversi per riuscire a convincere gli antivaccinisti a rivedere le loro posizioni.

Un nuovo studio della Brigham Young University, pubblicato sulle pagine della rivista Vaccines, rivela adesso che esiste in effetti un modo per aumentare l’adesione alle vaccinazioni. Ma di quale metodo si tratta esattamente?

Secondo gli autori, per combattere il fenomeno dell’antivaccinismo bisognerebbe esporre le persone al dolore e alle sofferenze causate da malattie prevenibili con i vaccini, invece di cercare di combatterlo fornendo informazioni sui vaccini.

L'esperimento è stato condotto su un campione di 574 studenti, 491 dei quali sono stati pro-vaccini e 83 contrari. Per lo studio, a metà degli studenti è stato chiesto di intervistare qualcuno che aveva sperimentato una malattia prevenibile con un vaccino (come la polio), mentre l'altra metà (il gruppo di controllo) ha intervistato qualcuno che aveva avuto una malattia autoimmune.

I ricercatori hanno scoperto che quasi il 70% degli studenti che avevano intervistato qualcuno che aveva sofferto di una malattia prevenibile con un semplice vaccino, e che ha quindi compreso quanto dolorosa e grave possa essere la malattia, ha cambiato idea in merito alla vaccinazione, riscoprendosi favorevole.

Se l’obiettivo è quello di influenzare le decisioni delle persone sui vaccini, questo processo funziona molto meglio rispetto al cercare di combattere le informazioni degli anti-vaccinisti. Mostra alla gente che queste malattie sono davvero malattie gravi, con costi dolorosi e finanziari, e le persone le prenderanno sul serio.

 

via | ScienceDaily
Foto da Pixabay

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