Apnea del sonno e Alzheimer: esiste un legame?

Esiste un legame fra apnea ostruttiva del sonno e Alzheimer? La risposta arriva da un nuovo studio.

Apnea del sonno e Alzheimer

Esiste un legame fra apnea ostruttiva del sonno e rischio di Alzheimer? A cercare di rispondere a questa domanda è un nuovo studio presentato all’American Academy of Neurology's Annual Meeting, i cui autori hanno identificato un maggiore accumulo di proteina Tau (una proteina che si trova nel cervello delle persone con malattia di Alzheimer) nei soggetti che soffrono di apnea del sonno, una condizione che comporta frequenti episodi di respirazione interrotta durante il sonno.

Ricerche recenti hanno collegato l'apnea del sonno a un maggiore rischio di demenza, quindi il nostro studio ha cercato di indagare se le apnee testimoniate durante il sonno possono essere collegate alla deposizione di proteine tau nel cervello.

Per esaminare la questione, gli esperti hanno coinvolto un campione di 288 persone di età pari o superiore a 65 anni, le quali non presentavano disturbi cognitivi. Ai partner dei volontari è stato chiesto se fossero stati testimoni di episodi di respirazione interrotta durante il sonno dei loro compagni.

I partecipanti hanno inoltre effettuato delle scansioni di tomografia a emissione di positroni (PET) per esaminare l’eventuale presenza di accumulo di proteina tau nell'area della corteccia entorinale del cervello. Questa zona del cervello aiuta a gestire la memoria, l'orientamento e la percezione del tempo. I ricercatori hanno identificato 43 partecipanti (il 15%) con problemi di apnea notturna. I ricercatori hanno inoltre scoperto che coloro che soffrivano di apnee avevano in media il 4,5% in più di accumulo di Tau nella corteccia entorinale rispetto a coloro che non soffrivano di questo problema.

I nostri risultati di ricerca avvalorano l’ipotesi secondo cui l'apnea notturna può influenzare l'accumulo di tau. Ma è anche possibile che livelli più alti di tau in altre regioni possano predisporre una persona all'apnea notturna, quindi sono necessari studi più prolungati per risolvere questo problema dell’uovo e della gallina.

via | Eurekalert
Foto da Pixabay

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