Cosa fare in caso di scabbia

Due casi di scabbia a Modena hanno riportato l’attenzione su questa malattia, causata dallo Sarcoptes scabiei. Si tratta di un acaro grande poco meno di mezzo millimetro che da quasi quattro milioni di anni si è adattato a vivere all’interno della nostra pelle. La femmina di questo parassita scava dei cunicoli nella pelle per deporre le uova, che si schiudono dopo un paio di giorni liberando le larve.

Quali sono i sintomi?

Purtroppo si manifestano dopo settimane dal contagio (due circa). Il sintomo principale è un forte prurito, specialmente notturno, accompagnato da papule eritematose che possono diffondersi in ogni regione del corpo (anche il cuoio capelluto nei bambini). Il problema principale è che questa malattia viene spesso scambiata per un semplice eczema e non trattata adeguatamente.

Come si trasmette?

La diffusione avviene per contatto diretto e prolungato, pelle contro pelle. Uno dei principali nidi sono le lenzuola e cuscini. Si adatta bene nei luoghi molto affollati, come scuole, asili e ospizi.

Cosa fare in caso di scabbia?

Bisogna prima di tutto identificare le lesioni. Nei bambini sono colpiti i palmi della mani, i piedini, mentre negli adulti le regioni genitali. Nella donna possono interessare anche l’areola mammaria e il capezzolo. Per una diagnosi certa ci vuole un esame a microscopio di materiale grattato dalla cute.

Come si cura?

Bisogna utilizzare pomate e trattamenti topici, a base di permetrina in crema al 5% o di benzoato di benzile al 10-20%. È poi molto importante lavare la biancheria ad alta temperatura. Almeno 60 gradi, se di più è meglio.

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