Cuore, il freddo aumenta il rischio infarto del 34%

Il freddo non fa bene al cuore. È un elemento che può compromettere la salute, esattamente come il poco sonno, il cibo grasso, l’alcol e la familiarità. E non è tutto, le basse temperature nel periodo natalizio mettono a rischio infarto le persone, la notte tra il 24 e il 25 dicembre, intorno al 22. Secondo uno studio osservazionale, apparso sul British Medical Journal, si registra un incremento del 37% di attacchi di cuore, mentre l’impennata si assesta su un +27% il giorno successivo e scende a +20% il 1 gennaio.

Il freddo potrebbe avere un ruolo scatenante per eventi cardiovascolari nelle persone i cui vasi non sono perfettamente in salute: la vasocostrizione può provocare la rottura delle placche aterosclerotiche. Giuseppe Mercuro, Presidente della Società Italiana di cardiologia, ha commentato:

«Gli studi che indicano il freddo intenso come un possibile pericolo per cuore e vasi sono numerosi: una recente indagine svedese condotta su oltre 274.000 pazienti con problemi cardiovascolari seguiti nell’arco di 16 anni, pubblicata su Jama, ha dimostrato che nelle giornate con una temperatura al di sotto di 0°C il numero di infarti cresce».

È dunque sufficiente un aumento di 8 gradi per ridurre il rischio d’infarto del 3%. È bene dunque, in questa stagione, evitare gli sforzi, come spalare la neve, in particolare la mattina. Bisogna poi proteggersi dai malanni invernali, perché le infezioni respiratorie aumentano fino a 6 volte il pericolo di andare incontro a un attacco cardiaco. Ciro Indolfi, Presidente Eletto SIC, ha aggiunto:

«Il meccanismo responsabile dell’aumento del rischio di attacco cardiaco dopo un’esposizione al freddo intenso è legato a molti fattori, tra cui il più importante è l’effetto di vasocostrizione indotto dalle basse temperature. Il restringimento dei vasi sanguigni infatti potrebbe indurre una rottura della placca coronarica e provocare la formazione di un trombo. L’eventualità di un infarto inoltre è consistente specialmente se si sceglie di attività fisica al mattino, fra le 6 e le 10, quando la probabilità di eventi cardiovascolari è massima nell’arco delle 24 ore».

via | LaStampa

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