Dolore e disturbi del sonno: spiegato il legame

Dolore e disturbi del sonno sono collegati. Ecco i risultati di un nuovo studio.

Dolore e disturbi del sonno

Le persone che hanno recentemente perso un coniuge corrono maggiori rischi di avere disturbi del sonno, che a loro volta aumentano i livelli di infiammazione nel corpo. A suggerirlo è un nuovo studio condotto dai membri della Rice University e della Northwestern University, i cui autori spiegano che elevati livelli di infiammazione possono aumentare il rischio di malattie cardiovascolari e quello di morte.

Per giungere a tale conclusione, gli autori dello studio, pubblicato sulla rivista Psychosomatic Medicine, hanno preso in esame un campione di 101 persone con un'età media di 67 anni. La metà dei partecipanti era in lutto, mentre l’altra metà costituiva il gruppo di controllo.

Gli esperti hanno confrontato le abitudini del sonno delle persone recentemente rimaste vedove, e quelle dei membri del gruppo di controllo, ed hanno scoperto che in entrambi i gruppi, il legame tra disturbi del sonno e infiammazione (misurata dal livello di citochine pro-infiammatorie), era da due a tre volte superiore per i coniugi in lutto.

La morte di un coniuge è un evento fortemente stressante, che costringe ad adattarsi alla vita senza il sostegno del coniuge. Aggiungete i disturbi del sonno alla situazione già stressante, e raddoppierete il fattore di stress; di conseguenza il sistema immunitario sarà meno attivo.

Studi precedenti hanno già rivelato che nei primi sei mesi dopo la perdita di un coniuge, le vedove e i vedovi corrono un rischio di mortalità del 41% più elevato, e il 53% di questo aumento è dovuto a malattie cardiovascolari.

Ora sappiamo che non è il dolore stesso, ma è il disturbo del sonno che nasce da quel dolore ad aumentare il rischio di morte per coloro che hanno perso il loro coniuge. Alla luce di quanto emerso, i ricercatori sperano che i loro risultati possano aiutare a progettare interventi sanitari migliori per coloro che hanno subito un lutto.

via | ScienceDaily
Foto da iStock

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