Tularemia, diffusione in Italia: sintomi e terapia

Tularemia diffusione in Italia, sintomi e terapia della zoonosi batterica.

Tularemia

Tularemia, qual è la diffusione in Italia? Quali sono i sintomi e la terapia? Stiamo parlando di una zoonosi batterica che si manifesta in forme diverse a seconda della via di contagio e in base alla virulenza dell'agente patogeno. Il contagio può avvenire attraverso il contatto con animali infetti, ingerendo acqua contaminata o mangiando carne poco cotta di animali infetti. Anche la puntura di artropodi come le zecche può essere una via di contagio.

L'uomo può essere contagiato attraverso vettori come zecche, insetti, parassiti, gatti, acqua, carni contaminate e anche inalazioni di aerosol.

La tularemia, provocata dal Francisella tularensis (o Pasteurella tularensis), ha un periodo di incubazione che varia da 1 a 14 giorni, anche se la media è di 3-5 giorni. Può manifestarsi in diverse dorme a seconda della via di contagio:


  • Forma cutanea o ulcero ghiandolare (la forma più frequente derivante dalla trasmissione di zecche)

  • Ghiandolare

  • Oculo-ghiandolare

  • Gastrointestinale

  • Polmonare

  • Setticemica

  • Tifoidea


Tularemia, diffusione in Italia


Secondo i dati dell'Istituto Superiore di Sanità, in Italia dal 1992 al 1998 sono stati segnalati 61 casi, per una morbosità pari a 0,02 casi su 100mila abitanti.

Sintomi della Tularemia


I sintomi variano a seconda della via di contagio e della virulenza dell'agente patogeno. Di solito si nota ulcera localizzata nel punto in cui l'agente si introduce nell'organismo e si può notare anche gonfiore dei linfonodi relativi. In caso di puntura da zecca, la tumefazione dei linfonodi è dolorosa e può anche essere associata a febbre e malessere generale.

Tularemia, terapia


La diagnosi viene fatta in base al quadro clinico e attraverso la scoperta di un aumento di anticorpi specifici nel siero (solitamente compaiono nella seconda settimana di malattia). La terapia dovrebbe cominciare il prima possibile, perché le forme più gravi sono altamente letali, con rischio di morte del 15-30 per cento e oltre nelle forme non trattate. La terapia solitamente consigliata è a base di streptomicina, gentamicina, cloramfenicolo, ciprofloxacina o doxiciclina.

Foto iStock

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