Parkinson malattia autoimmune: nuove ricerche sostengono questa tesi

Un team di ricerca tedesco scopre nuove prove a sostegno della tesi che il Parkinson sarebbe una malattia autoimmune

Parkinson autoimmune ricerca

Nel 2017 un gruppo di ricerca statunitense aveva avanzato l'ipotesi che il Parkinson fosse una malattia autoimmune, dimostrando come parti di una proteina che si lega alla dopamina delle persone affette da questo disturbo neurodegenerativo, scatenassero un attacco immunitario contro le cellule buone dell'organismo. Oggi un nuovo studio dalla Germania, confermerebbe questa tesi.

Usando un modello di staminali, i ricercatori hanno visto che le cellule immunitarie attaccavano le cellule produttrici di dopamina derivate da persone con Parkinson ma non da quelle che non avevano la malattia. Questo farebbe luce su un quesito fondamentale, ossia di chi sia la responsabilità della morte dei neuroni, causa della diminuzione della produzione di dopamina.

La dopamina è un messaggero chimico che supporta molte importanti funzioni cerebrali. Queste includono reazioni di ricompensa, emozioni, piacere e controllo del movimento. Nel morbo di Parkinson, i neuroni del mesencefalo sono sottoposti ad un processo degenerativo che comporta anche l'accumulo di una sostanza proteica chiamata alfa-sinucleina, che sembra responsabile della diffusione della malattia in ogni parte del cervello.

Questo dà origine a sintomi quali tremore, lentezza, rigidità e problemi di equilibrio. Si sviluppano anche problemi con la parola e la deglutizione, così come molti altri disturbi non legati strettamente all'ambito del movimento.

Secondo i ricercatori della Friedrich-Alexander-Universität (FAU) di Erlangen-Nürnberg, in Germania, il morbo di Parkinson andrebbe inserito nella lista delle malattie autoimmuni, ossia quelle che vedono il sistema immunitario responsabile di un auto-attacco ad organi, tessuti e cellule sani.

Il team tedesco, come detto, ha usato un modello di cellule staminali per condurre la propria ricerca, notando come le cellule T helper 17, o Th17, un tipo di cellule T immunitarie che si trovano in alte concentrazioni anche in soggetti con altri tipi di malattie autoimmuni, come l'artrite reumatoide, attaccassero le cellule della dopamina derivate da persone con Parkinson ma non quelle che non manifestano la malattia.

Per sviluppare il modello, i ricercatori hanno usato cellule prese della pelle di soggetti con e senza il morbo di Parkinson e le hanno indotte a diventare cellule staminali pluripotenti, ossia staminali con la capacità di maturare praticamente in qualsiasi tipo di cellula, inclusi i neuroni del mesoencefalo, quelli atti alla produzione di dopamina.

Il team ha quindi esposto ogni gruppo di cellule della dopamina all'azione di cellule Th17 fresche prelevate dai pazienti. In questo modo, ogni lotto di cellule dopaminiche specifiche per il paziente è stato esposto solo a cellule Th17 provenienti da quello stesso paziente.

I risultati hanno mostrato che mentre le cellule Th17 uccidevano molte delle cellule dopaminergiche nei pazienti con Parkinson, lo stesso non avveniva con le cellule provenienti da pazienti senza la malattia. Queste le parole di Beate Winner, professore nel Dipartimento di biologia delle cellule staminali alla FAU e autrice dello studio:

Grazie alle nostre indagini siamo stati in grado di dimostrare chiaramente non solo che [le cellule T] sono direttamente responsabili nel causare la malattia di Parkinson, ma anche quale ruolo effettivamente svolgono

Beate Winner

In ulteriori esperimenti, gli scienziati hanno anche scoperto che un anticorpo che era già in uso in ospedale per il trattamento della psoriasi era "in grado di prevenire in larga misura la morte" delle cellule cerebrali. Si apre un nuovo spiraglio per la conoscenza e la cura della malattia di Parkinson che, si stima, solo negli Stai Uniti, affligga mezzo milione di persone, con l'Italia che è invece a quota 250mila e un numero che tende a crescere ogni anno in modo allarmante.

Via | Medical News Today
Foto | iStock

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