Farmaci biosimilari in Italia: Aifa dà l'ok con riserva per i pazienti oncologici

L’AIFA da l’ok ai farmaci biosimilari, ma le associazioni chiedono maggiori garanzie.

Farmaci biosimilari in Italia

L’Aifa da l’ok per l'impiego dei farmaci biosimilari in Italia, ma spetterà al medico la decisione di passare dal biologico al biosimilare, in particolar modo per i pazienti che sono già in cura con un farmaco biologico. A commentare la decisione dell’Aifa di approvare i biosimilari sono Salute Donna Onlus e le Associazioni pazienti del gruppo “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere”, che ritengono sia doveroso mostrare una maggiore cautela in merito all’apertura da parte dell'AIFA all’utilizzo dei farmaci biosimilari.

L'Agenzia italiana del farmaco ha infatti stabilito che vi sarà un principio di intercambiabilità (i biosimilari sono prodotti intercambiabili con i corrispondenti originatori di riferimento) e che tale intercambiabilità varrà sia per i pazienti che non sono stati mai trattati prima, che per quelli già in cura con un farmaco biologico.

Salute Donna Onlus e le altre Associazioni sono consapevoli del fatto che i biosimilari rivestono un ruolo indispensabile per garantire l’accesso tempestivo alle terapie innovative in aree mediche come l’oncologia, la reumatologia, la gastroenterologia e altre, però vogliono mettere in luce un importante dettaglio che riguarda appunto il principio di intercambiabilità, specialmente nei pazienti che hanno già cominciato un trattamento con i farmaci biologici.

Diciamo sì all’impiego dei farmaci biosimilari nei pazienti naive, ma chiediamo maggiori garanzie per i pazienti già in trattamento con un biologico o con un biosimilare, nei quali la scelta di passare ad un altro biosimilare deve spettare al medico prescrittore che deve prendere questa decisione solo seguendo criteri rigorosamente scientifici, e non di risparmio per il SSN.

Ha fatto sapere Annamaria Mancuso, Presidente di Salute Donna Onlus, che aggiunge

Vogliamo che i benefici reali siano più per i malati che per l’economia.

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