Alzheimer, studio italiano scopre relazione tra i microbi infiammatori e il morbo

Una relazione tra il morbo di Alzheimer e alcuni microbi intestinali è stato messo in evidenza da un nuovo studio italosvizzero.

Alcuni geni predicono il rischio di sviluppare Alzheimer

È stata scoperta una correlazione tra i microbi pro-infiammatori presenti nell’intestino e la malattia di Alzheimer. Al centro della scoperta ci sono Amiloide e Tau, due proteine prodotte dal cervello il cui accumulo progressivo nell’arco di vent’anni conduce alla degenerazione neuronale, con la perdita di memoria e di autonomia tipica della malattia.

Lo studio, che porta la firma dei ricercatori dell’Università di Ginevra e dell’Irccs Fatebenefratelli di Brescia, ha messo in luce che le alterazioni infiammatorie sono invariabilmente associate con depositi di amiloide e tau, anche se non è ancora chiaro se l'infiammazione preceda o segua la malattia. Giovanni Frisoni, direttore della Clinica di memoria a Ospedale Universitario di Ginevra, e Annamaria Cattaneo del Centro Nazionale Fatebenefratelli per la Ricerca e Cura della malattia di Alzheimer e delle malattie psichiatriche, hanno commentato:

«Ci siamo resi che, batteri intestinali con note proprietà pro-infiammatorie sono più abbondanti nelle feci dei malati di Alzheimer, mentre quelli con proprietà anti-infiammatorie erano più abbondanti in quelle degli altri gruppi. Il nostro studio non porta a dire che il morbo di Alzheimer è causato da batteri dannosi nelle budella, ma che lo studio dell'interazione tra microbi intestinali e cervello è un percorso di ricerca che merita di essere ulteriormente esplorato».

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