Ictus, sintomi sottovalutati dal 73% dei giovani adulti

In 3 casi su 4 rimanderebbero la corsa al pronto soccorso

Le 3 ore successive a un ictus sono quelle in cui i trattamenti sono più efficaci, ma i giovani adulti potrebbero sottovalutare i sintomi che li colpiscono e rimandare pericolosamente la corsa all'ospedale. A svelarlo è un'indagine condotta all'Università della California di Los Angeles (UCLA), secondo cui quando si hanno tra i 18 e i 45 anni nel 73% dei casi si preferisce aspettare per verificare se i problemi passano da soli.

Come sottolinea però David Liebeskind, esperto di neurologia del Ronal Reagan UCLA Medical Center,

il cervello è molto sensibile a una mancanza di flusso sanguigno o ai sanguinamenti, e tanto più un paziente aspetta, tanto più devastanti sono le conseguenze.

Un ictus a 27 anni: la storia di Jennifer Reilly

Il video in apertura di questo post racconta la storia di Jennifer Reilly, che nel 2007 ha dovuto inaspettatamente affrontare un ictus. “Mi sono svegliata nel mezzo della notte con un terribile mal di testa – racconta la donna – avevo 27 anni, ero piuttosto attiva, piuttosto in salute e non predisposta ai mal di testa. Ho pensato che fosse successa una cosa davvero strana”.


Una volta giunta sul posto di lavoro, Jennifer ha parlato del suo mal di testa con un collega, che ha insistito affinché si recasse subito all'ospedale. E' così che Jennifer si è ritrovata al Ronald Reagan UCLA Medical Center, dove proprio Liebsekind l'ha informata di aver avuto un ictus. “Ero davvero diffidente – racconta Jennifer – Non avevo avuto nessuno di quelli che pensavo essere i classici sintomi di un ictus, e non corrispondevo alla classica descrizione di un paziente con ictus. Avevo 27 anni ed ero sana”. Nelle settimane precedenti la donna aveva però avuto a che fare con improvvisi intorpidimenti della mano sinistra. “Ma, ancora una volta, li ho snobbati come se niente fosse”.


Le analisi cui è stata sottoposta hanno svelato che l'ictus di Jennifer è stato causato da una rara condizione, la malattia moyamoya, che porta a un restringimento progressivo di alcuni vasi sanguigni cerebrali causando un ictus ischemico nell'85% dei casi.

Dalla metà degli anni '90 ad oggi l'incidenza dell'ictus prima dei 45 anni è più che duplicata.

Che ci si creda o meno, quando chiedere assistenza medica è una questione di minuti o ore

rimarca l'esperto.

Semplicemente, non c'è tempo per aspettare. E' un messaggio che abbiamo chiaramente biosgno di far arrivare più efficientemente alle persone più giovani.

Via | EurekAlert!
Video | Ronald Reagan UCLA Medical Center

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