Alimentazione e salute, gli esperti: attenzione al riduzionismo

Se ne è parlato al congresso SINU

alimentazione sana

Quando si parla di alimentazione, il riduzionismo può nuocere gravemente alla salute. L’avvertimento arriva dagli esperti riunitisi a Firenze in occasione del workshop “Alimenti e dieta: innovare la tradizione” organizzato nell’ambito del XXXVI° Congresso nazionale della SINU, la Società italiana di nutrizione umana.

Secondo i nutrizionisti le notizie che periodicamente colpiscono singoli alimenti creano confusione fra i consumatori, che si ritrovano a non sapere più cosa mettere nel piatto.

Come ha chiarito Furio Bringhenti, presidente della SINU, il problema non risiede nella robustezza del dato scientifico, ma nello spostare l’attenzione su un singolo nutriente o un singolo alimento senza considerare l’alimentazione nel suo complesso.

I rischi del riduzionismo

“In assenza di specifiche controindicazioni mediche, è probabilmente controproducente indicare un singolo alimento come 'cattivo' e dare dei divieti molto rigidi su uno specifico alimento”, spiega Robert Gibson, esperto del dipartimento di Functional Food Science dell’Università di Adelaide, in Australia.


“La prima reazione”, ha aggiunto Gibson, “è quella di violare il divieto”, atteggiamento controproducente pericoloso soprattutto in alcune fasce d’età, come l’adolescenza.

Meglio, quindi, guardarsi bene dal “riduzionismo”: una scelta migliore è un approccio educativo a un’alimentazione equilibrata che tenga conto non solo degli alimenti assunti ma anche dello stile di vita condotto.

Perché non escludere nessun alimento?

“Non esiste un alimento o un nutriente che di per sé faccia bene o male”. A ricordarlo è Laura Rossi, nutrizionista del Crea-Nut, l’ente di ricerca che elabora le Linee guida italiane in tema di alimentazione. “A parte casi specifici, legati ad esempio alla presenza di allergie, ogni alimento è idoneo se consumato in quantità adeguata e inserito in una dieta bilanciata, soprattutto se associamo uno stile di vita sano. Non ci piace quindi una contrapposizione buono-cattivo tra vegetale e animale, tra l'olio di palma e il burro, tra l’amido e lo zucchero, o quant'altro. Il componente non è necessariamente  sano di per sé; ciò che dobbiamo fare è costruire una dieta che lo sia”.


E’ della stessa opinione anche Slavin, che spiega: “E’ sbagliato pensare in modo prescrittivo al singolo cibo, anche perché il bisogno di nutrienti varia nelle diverse fasi della vita ed è difficile stabilire dei limiti su nutrienti come grassi, zucchero o sale che siano validi in tutte le fasce d’età. Negli USA, anche se ci sono sufficienti evidenze scientifiche riguardo al fatto che i grassi saturi sono associati alle malattie cardiovascolari, fissare un limite preciso all’assunzione di grassi saturi e colesterolo per la popolazione americana non ci è sembrata una buona idea perché molti cibi ricchi di colesterolo come uova, prodotti caseari e carne sono anche fonti importanti di proteine, minerali e vitamine. Ecco perché nelle nostre Linee guida abbiamo sempre raccomandato una dieta basata su una maggiore assunzione di carboidrati e una minore di grassi saturi e colesterolo, ma senza dare mai divieti assoluti”.

Via | Comunicato stampa

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