Giornata degli Antibiotici, Italia responsabile della diffusione della resistenza

Il commento degli esperti dell'Iss

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L’elevato consumo di antibiotici in Italia è uno dei responsabili della pericolosa diffusione della resistenza a questi farmaci. A evidenziarlo in occasione della Giornata degli Antibiotici, celebrata anche quest’anno il 18 Novembre, sono Annalisa Pantosti, direttore del reparto di Malattie Infettive, Parassitarie ed Immunomediate dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), e Paolo D’Ancona, esperto del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute del’Iss, secondo cui “le notizie sul fronte dell’evoluzione dell’antibiotico-resistenza non sono buone”.

Il fenomeno è in aumento ed è ormai globale

spiegano gli esperti, sottolineando che

senza antibiotici efficaci, la medicina moderna rischia di tornare indietro ad un’epoca pre-antibiotica, in cui le infezioni rappresentavano la prima causa di morte ed interventi o terapie complesse erano impensabili.

In particolare, l’Italia, insieme a Grecia, Cipro e Romania, è responsabile dell’aumento della resistenza ai carbapenemi nei batteri del genere Klebsiella.

I rischi della resistenza ai carbapenemi

Resistenza ai carbapenemi”, spiegano Pantosti e D’Ancona, “vuol dire mortalità in eccesso di almeno il 30%, percentuale che sale in caso di pazienti particolarmente fragili”. Questi antibiotici sono infatti veri e propri salvavita in caso di infezioni resistenti alla maggior parte degli antibiotici disponibili. In caso di resistenza alla loro azione vi è un’unica alternativa, la colistina, un vecchio antibiotico che secondo recenti indagini sta iniziando a diventare a sua volta inefficace contro le Klebsielle.


“Questi batteri resistenti a tutti o quasi gli antibiotici disponibili sono presenti in tutte le aree geografiche del nostro paese e in tutti i tipi di strutture di degenza, sia ospedali per acuti che lungo degenti e residenze assistenziali per anziani”, spiegano gli esperti, aggiungendo che “il controllo della loro diffusione è difficile, perché molti pazienti sono portatori asintomatici e possono trasmettere i batteri ad altri pazienti”.

Via | Istituto Superiore di Sanità https://www.iss.it/pres/?lang=1&id=1458&tipo=6

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