Pandas e streptococco: i sintomi e la terapia

Si manifesta come un disturbo della sfera psichiatrica, ma alla sua base c'è un batterio che causa malattie come la scarlattina. Ecco cos'è e come si cura

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Disturbo neuropsichiatrico infantile autoimmune associato a infezioni da streptococco: è questo il problema che si nasconde dietro all'acronimo Pandas, una sindrome che in genere colpisce tra i 3 anni e la pubertà, diventando meno frequente dopo i 12 anni. A scatenarla è lo streptococco, un batterio che riesce a sopravvivere all'interno del corpo umano sfuggendo ai radar del sistema immuntario ma che in alcuni casi può arrivare a scatenare una vera e propria reazione autoimmune.


La sindrome Pandas è infatti associata alla produzione di anticorpi diretti contro molecole presenti sulla superficie dello streptococco che sono quasi identiche a quelle presenti in diversi tessuti umani, inclusi quelli cerebrali. E' proprio grazie alla presenza di queste molecole che il batterio può riuscire a mimetizzarsi e a non essere riconosciuto dal sistema immunitario.

Può però capitare che l'organismo riesca a riconoscerlo e a produrre, appunto, anticorpi che finiscono per attaccare anche le molecole umane simili alle molecole batteriche contro cui sono diretti. Il risultato è una reazione autoimmune contro il cervello che porta alla comparsa di sintomi neuropsichiatrici.

I sintomi della Pandas

I sintomi neuropsichiatrici della Pandas sono disturbi ossessivo-compulsivi e tic che compaiono dopo un'infezione da streptococco (ad esempio una scarlattina).

In genere i sintomi sono piuttosto forti e si manifestano improvvisamente. Includono problemi motori o vocali, ossessioni e comportamenti compulsivi.

I bambini colpiti da Pandas possono inoltre diventare lunatici o irritabili, essere colti da attacchi d'ansia e mostrare difficoltà ad allontanarsi dai genitori o dalle persone che conoscono.

La terapia

Il primo passo contro la Pandas è il trattamento dell'infezione da streptococco. A meno che il batterio sia già stato sconfitto dall'organismo è quindi necessario assumere antibiotici.

Per verificare che il trattamento sia necessario è possibile che il medico prescriva analisi (come un tampone faringeo) per assicurarsi della presenza del batterio. A questo punto è in genere sufficiente un solo ciclo di terapia antibiotica per sbarazzarsene e ridurre i sintomi neuropsichiatrici.

Questi ultimi, invece, possono essere trattati con i farmaci normalmente utilizzati nella terapia dei disturbi ossessivo-compulsivi e dei tic e con la terapia cognitivo-comportamentale. In genere i migliori risultati in termini di sintomi ossessivi e convulsivi si ottiene con una terapia combinata che includa sia l'uso di farmaci (in genere SSRI, inibitori selettivi del reuptake della serotonina) che l'approccio cognitivo-comportamentale.

Via | National Institute of Mental Health

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