Scoperti i neuroni nel cervello che riescono a prevedere il futuro

Permettono di capire le intenzioni di chi ci sta accanto, consentendo così di collaborare per il raggiungimento di un vantaggio comune

Esistono dei neuroni, nel cervello, in grado di prevedere il futuro; o, meglio, di leggere nella mente di chi ci sta accanto per capire cos'ha intenzione di fare. A svelarlo è uno studio dell'Harvard Medical School di Boston pubblicato sulla rivista Cell che ha permesso di identificare delle cellule nervose che permettono di capire le intenzioni degli individui con cui si sta interagendo.

I neuroni in questione si trovano nel cingolato anteriore, una regione frontale del cervello che i ricercatori statunitensi hanno studiato in esperimenti condotti sui macachi. Per farlo hanno utilizzato un test al computer che permette di misurare la cooperazione tra due individui. Tramite una serie di giochi associati a ricompense è stato scoperto che distruggendo l'attività di alcuni specifici neuroni nella corteccia cingolata si riduceva l'altrimenti naturale tendenza di un animale a cooperare quando l'altro si era dimostrato collaborativo nei suoi confronti. In altre parole, i neuroni distrutti giocano un ruolo fondamentale nell'immagazzinamento di recenti interazioni positive che permette di prevedere cosa farà chi ci sta accanto e fare di conseguenza la scelta che porti maggiori benefici ad entrambi.

Molti conflitti o interazioni antagonistiche derivano dall'incapacità di leggere accuratamente le intenzioni degli altri o il loro stato mentale nascosto

spiega Keren Haroush, primo nome dello studio.

Per questo capire dove e in che modo sono effettuate queste valutazioni nel cervello può aiutarci a capire meglio come si realizzano queste complesse interazioni sociali.

neuroni prevedere futuro

L'intenzione dei ricercatori è approfondire ulteriormente le conoscenze di questi fenomeni per arrivare a mettere a punto nuovi trattamenti che aiutino chi soffre di disturbi comportamentali.

La tecnica di stimolazione elettrica che abbiamo utilizzato è molto simile a quella impiegata nella stimolazione cerebrale profonda per trattare problemi come la depressione e il disturbo ossessivo-compulsivo

spiega Ziv Williams, autore dello studio con Haroush.

Questo studio può quindi aiutare a mettere a punto i futuri trattamenti per disturbi medici incurabili come l'autismo e il disturbo antisociale di personalità, spesso caratterizzati da difficoltà di interazione sociale.

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Via | EurekAlert!
Foto | Katie Ris-Vicari/Cell 2015

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