Dal veleno dei serpenti l'antidolorifico del futuro

Nel loro veleno sono presenti sostanze che impediscono alla ensazione di dolore di arrivare al cervello

I serpenti hanno un occhio di riguardo per le loro vittime: quando le uccidono con il loro veleno bloccano anche il loro dolore, tanto che alcuni composti presenti nel loro liquido letale potrebbero essere utilizzati in ambito medico come antidolorifico. A svelarlo è una ricerca pubblicata sul British Journal of Pharmacology che ha permesso di identificare all'interno del veleno dei serpenti ben 7 composti in grado di bloccare l'attività dei canali Nav1.7, molecole fondamentali perché la sensazione di dolore possa raggiungere il cervello.

L'interesse nei confronti del veleno dei serprenti nasce dal fatto che alcune delle molecole presenti al loro interno bloccano l'attività dei nervi e che è proprio attraverso i nervi che la sensazione di dolore proveniente dalla periferia del corpo può raggiungere il cervello. Grazie a un nuovo metodo che permette di analizzare rapidamente queste molecole gli autori di questa nuova ricerca hanno passato al setaccio il veleno di 206 specie di ragni, scoprendo che nel 40% dei casi conteneva almeno una sostanza in grado di bloccare Nav1.7.

Ricerche precedenti hanno dimostrato che le persone in cui i canali Nav1.7 mancano a causa di una mutazione genetica naturale sono insensibili al dolore

spiega Glenn King, l'esperto dell'Institute for Molecular Bioscience dell'Università del Queensland (Australia) che ha coordinato la ricerca.

Perciò bloccare questi canali potrebbe spegnere il dolore.

serpenti antidolorifico

Fra le 7 molecole identificate, una sembra particolarmente potente; analisi della sua struttura chimica suggeriscono che si tratti di una molecola molto stabile con caratteristiche adatte all'uso in ambito farmacologico. I ricercatori sembrano piuttosto ottimisti e pensano che questa scoperta potrà accelerare la messa a punto di una nuova classe di antidolorifici utile a chi soffre di dolore cronico e non riesce a combatterlo con le soluzioni attualmente a disposizione.

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Via | British Pharmacological Society

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