L'ipertrofia prostatica benigna: quando è necessario l'intervento?

L'ipertrofia prostatica benigna, o ingrossamento della prostata, è una condizione non grave ma fastidiosa che colpisce soprattutto gli over 60. Vediamo quando è necessario intervenire chirurgicamente

L'ipertrofia prostatica benigna, o adenoma della prostata, è un disturbo molto comune tra gli uomini over 60 e interessa circa la metà degli ultraottantenni, trattandosi in buona parte di un problema che si associa all'invecchiamento.

Tra le possibili cause dell'ingrossamento della prostata, infatti, ci sono le variazioni nella produzione di testosterone, il principale ormone androgeno, comuni quando ci si avvicina all'andropausa.

Ipertrofia-prostatica-benigna-intervento

Tuttavia, l'ipertrofia (o iperplasia), prostatica benigna, che consiste nell'aumento delle dimensioni della piccola ghiandola posta sotto la vescica che regola la produzione del liquido seminale, è favorita da diversi fattori ambientali e legati allo stile di vita, come ad esempio la sedentarietà e una dieta troppo ricca di carne.

Nella maggior parte dei casi l'ingrossamento non è tale da creare disturbi gravi, ma solo fastidi lievi come un aumento della frequenza della minzione (soprattutto nelle ore notturne), ma quando le dimensioni della ghiandola (che in condizioni normali non è più grande di una noce), diventano eccessive, si determina una compressione dell'uretra (il tubicino che convoglia l'urina dalla vescica all'esterno) e uno schiacciamento della vescica stessa.

In questi casi la persona che soffre di ipertrofia prostatica benigna può andare incontro a complicanze come infezioni alle vie urinarie, calcoli alla vescica, dolore nella minzione e persino blocco di quest'ultima, episodi di priapismo molto dolorosi e imbarazzanti.

Quando ciò accade l'adenoma prostatico va ridotto con un intervento chirurgico. Questo tipo di soluzione, però, non deve in alcun modo destare preoccupazione. Infatti si tratta di un'operazione minivasiva o affatto invasiva che si può effettuare sia con il bisturi che con il laser.

In questo secondo caso l'intervento si può effettuare con rischio azzerato anche ambulatorialmente. Il ridimensionamento della prostata avviene attraverso l'azione del Greenlight laser, che senza dover "aprire" il paziente, riesce a vaporizzare (nel senso di ridurle in bollicine di vapore), le cellule del tessuto prostatico in eccesso, senza toccare i tessuti sani e preservando quindi sia la completa funzionalità ghiandolare (e quindi anche la potenza sessuale) che quella delle vie urinarie.

L'uso del laser è indicato anche per le persone ad alto rischio, con malattie pregresse a carico di cuore o reni. L'intervento tradizionale con il bisturi, invece, si chiama resezione transuretrale (o Turp), e consiste in una riduzione dell'adenoma in laparoscopia con l'introduzione degli strumenti chirurgici a fibre ottiche attraverso l'uretra.

il Turp, che si esegue in anestesia spinale localizzata, prevede un ricovero di qualche giorno in ospedale e comporta lievi disagi post operatori, che in genere consiste in un certo bruciore durante la minzione e perdita di sangue.

Il recupero è però rapido e in genere totale. Solo quando la prostata abbia raggiunto delle dimensioni eccessive per l'intervento il laparoscopia, ovvero superi i 75 cc (all'analisi ecografica), allora si dovrà effettuare un intervento chirurgico con apertura dell'addome.

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Foto| via Pinterest

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