Tumore al polmone, per gli italiani il fumo passivo non c'entra

In 8 su 10 non ritengono che fumare accanto a qualcuno danneggi la sua salute. Eppure la realtà è ben altra

Per il 59% degli italiani chi ha un tumore al polmone se l'è andato a cercare. Spesso la colpa che gli viene attribuita è il vizio del fumo, che però in realtà non danneggia solo chi decide di fumare, ma anche chi gli si trova accanto. Anche il fumo passivo può infatti provocare un tumore, ma su questo tema gli abitanti dello Stivale sembrano meno ferrati. A svelarlo è un sondaggio dell'Aiom, l'Associazione Italiana di Oncologia Medica, presentato oggi a Roma in un incontro organizzato all'Istituto Nazionale Tumori “Regina Elena”.

I dati raccolti sembrano parlare chiaro: ben 8 italiani su 10 non sanno che il fumo può provocare il cancro. Eppure in quel 90% di decessi per tumore al polmone sono inclusi anche i casi di chi ha sviluppato la malattia per aver respirato le sigarette fumate da altri. Il fumo passivo, infatti, aumenta la probabilità di avere a che fare con un cancro al polmone fin del 30%.

Ma, come risulta dal sondaggio, troppi ignorano le regole fondamentali della prevenzione

ha sottolineato il presidente della fondazione Insieme contro il cancro, Francesco Cognetti, che è anche direttore del Dipartimento Oncologia medica del Istituto “Regina Elena”.

Oggi

ha spiegato Cognetti

possiamo tranquillamente dire che un terzo di tutti i tumori hanno un rapporto diretto con il fumo.

smettere di fumare

Secondo l'esperto per proteggere i cittadini dai rischi associati al fumo è necessario aumentare il campo di applicazione della legge Sirchia (per sapere qualcosa di più su questa legge guardate il video in apertura di questo post). Al momento, infatti, il 71% dei fumatori fuma ancora nei luoghi chiusi e il 49% lo fa anche in presenza di bambini. A svelarlo è lo stesso sondaggio di Aiom, che punta i riflettori anche su un'altra triste realtà: secondo il 43% degli italiani smettere di fumare non riduce il rischio di cancro ai polmoni.

L'opinione pubblica del Bel Paese, insomma, sembra piuttosto confusi sull'argomento: da un lato predomina la stigmatizzazione dei tabagisti, dall'altro in molti sono ancora convinti che in fondo non valga la pena spegnere l'ultima bionda. E nel 72% dei casi, dulcis in fundo, si avverte il bisogno di più campagne di prevenzione.

Secondo Cognetti un aiuto alla salute potrebbe arrivare dall'estensione del divieto di fumare a tutti gli ambienti chiusi o molto affollati, dalle automobili ai parchi.

Solo così

sostiene l'esperto

è possibile difendere la salute di tutti i cittadini, specialmente delle persone più a rischio, come le donne in gravidanza e i bambini.

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Via | Agi

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