Cos'è la tachicardia atriale? Cause, sintomi e terapia

La tachicardia atriale è una anomalia del ritmo cardiaco. Vediamo come si manifesta, le cause e le cure efficaci

La tachicardia atriale è una anomalia nel ritmo del battito cardiaco (aritmia) che si origine negli atri, ovvero le cavità superiori del cuore. In questo specifico disturbo accade che alcune cellule presenti negli atri inducono una accelerazione del battito del muscolo cardiaco nell'ordine dei 130-150 battiti al minuto.

In tali condizioni si avverte la tipica sensazione di cuore in gola che può spaventare e generare un senso di affaticamento, di mancamento. In condizioni normali, infatti, la contrazione cardiaca, che è una funzione muscolare involontaria, si attua per azione dei alcune cellule specializzate che generano gli impulsi elettrici.

Tachicardia-atriale

Nello specifico la sequenza è la seguente: l'impulso elettrico primario si ha nel nodo seno atriale (gruppi dei cellule che potremmo definire come "centralina elettrica del cuore" anche chiamate focus ectopico). L'impulso elettrico si trasmette poi, verticalmente attraverso cellule dette "conduttrici" presenti nel nodo atrio-ventricolare, ai ventricoli, le cavità inferiori del muscolo cardiaco.

E' a quel punto che arriva l'ordine alle fibre muscolari di contrarsi. Questo circuito è un meccanismo perfetto che, però, in determinate condizioni, può alterarsi. Nello specifico, quando si parla di tachicardia atriale, l'accelerazione del battito è in genere determinata da una disfunzione delle cellule atriali, del focus ectopico, ma può anche essere "da rientro".

In questo secondo caso può accadere che la tachicardia sia scatenata da un impulso prematuro occasionale e generi un parossismo di battiti, le classiche palpitazioni o cardiopalmo. Nel primo caso, invece, la tachicardia, ovvero l'anomalia del ritmo sinusale è permanente.

Una tachicardia atriale da rientro, disturbo comune anche nell'infanzia, non necessita di terapie mediche specifiche se non è associata a cardiopatie, ma se invece l'alterazione del ritmo sia legato a malformazioni o disfunzioni cardiache, o in caso di tachicardia atriale automatica (o focale), è necessario intervenire chirurgicamente.

La tecnica più efficace per risolvere le aritmie cardiache inclusa la tachicardia atriale è l'ablazione con radiofrequenza o transcatetere. Si tratta di una pratica chirurgica che utilizza un catetere, dotato di 2-3 sondini sottilissimi, che viene introdotto nel corpo del paziente per via percutanea attraverso una vena femorale e poi fatto arrivare fino al cuore.

Una volta giunto nelle cavità cardiache, dal catetere partono delle stimolazioni elettriche che hanno lo scopo di stimolare eventuali aritmie. A questo punto avviene la terapia ablativa vera a propria. Il catetere diventa conduttore di energia elettrica a radiofrequenza che ne arroventa la punta, consentendo di ablare (letteralmente bruciare) i tessuti del miocardio che causano l’aritmia senza, però, intaccare i tessuti sani intorno.

Una volta che il catetere giunge alle cavità atriali, l’innesco della corrente elettrica consente di produrre dei “buchi” nel tessuto e interrompere la comunicazione tra i vasi polmonari e l’atrio sinistro, impedendo, di fatto che si inneschi l’anomala stimolazione elettrica che altera la frequenza del battito del cuore provocando la tachicardia.

    Non dimenticate di scaricare la Blogo App, per essere sempre aggiornati sui nostri contenuti. E’ disponibile su App Store e su Google Play ed è gratuita.

Foto| via Pinterest

  • shares
  • Mail