Metodo Stamina: i pro e i contro

Ne abbiamo sentito parlare a lungo, ma ora la vicenda sembra giunta a un punto morto. Facciamo il punto della situazione riassumendo vantaggi e svantaggi del metodo Stamina emersi nel corso dei mesi

Ormai lo sappiamo: la sperimentazione del metodo Stamina non si farà. A stabilirlo è un decreto ministeriale risalente a poco più di un mese fa, che ha chiuso definitivamente la questione prendendo atto del parere negativo del comitato scientifico chiamato a esprimersi sul protocollo di Stamina Foundation.

La situazione non sembra molto diversa nemmeno sul fronte dell'uso clinico del trattamento. Ieri, infatti, la Corte Costituzionale ha depositato una sentenza in cui stabilisce che non iniziare le infusioni in nuovi pazienti che ne facciano richiesta non infrange nessun diritto costituzionalmente sancito. Che sia giunto il momento di dire addio al trattamento proposto da Davide Vannoni e dalla sua fondazione? E se sì, a che prezzo? Negare il metodo Stamina potrebbe arrecare dei danni alla salute dei pazienti che ne fanno richiesta?

Per rispondere a questa domanda sarebbe necessario fare un accurato bilancio fra i pro e i contro del metodo proposto da Stamina Foundation. Un'impresa, questa, che risulta tutt'altro che semplice. Se, infatti, da un lato ci piacerebbe poter dire che dall'inizio di questa vicenda sono stati accumulati numerosi indizi di quanto le infusioni effettuate secondo il metodo Stamina potrebbero essere utili per pazienti affetti da malattie gravi e incurabili, dall'altro dobbiamo ammettere che ripercorrendo la vicenda dal suo inizio allo stato attuale delle cose i "contro" sembrano molto più numerosi dei "pro".

I vantaggi sembrano infatti limitarsi a due aspetti. Il primo è senza dubbio aumentare una speranza, quella che anche nel momento in cui i medici sciolgono una prognosi del tutto infausta ci sia in realtà una possibilità, se non di guarigione, quantomeno di migliorare le condizioni di chi è affetto da gravi patologie inguaribili. In effetti sono state diverse le testimonianze di persone che sostengono di aver osservato dei miglioramenti nei pazienti che fino ad oggi hanno tentato la strada delle infusioni proposte da Stamina Foundation.

Il secondo è il fatto che il metodo Stamina dice si basarsi sull'uso delle cellule staminali, le stesse che come ha rilevato un'inchiesta promossa da Consulcesi nel non lontano 2013 sono considerate dai medici fra gli elementi più promettenti della ricerca del futuro. In altre parole, le basi del metodo potrebbero essere molto promettenti. Purtroppo, però, già qui iniziano i dubbi.

Metodo Stamina

Fra le obiezioni mosse al metodo Stamina c'è infatti la presenza di quantità esigue di staminali nel materiale utilizzato nelle infusioni. A svelare questo dettaglio sono state le analisi ordinate dall'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), secondo cui il numero di staminali presenti nei liquidi utilizzati nelle infusioni (circa 200 mila) non sarebbe nemmeno lontanamente vicino al minimo necessario per avere un effetto (secondo recenti ricerche, circa 1 milione per chilo di peso del paziente).

A ciò si aggiungono diversi altri contro. Il primo riguarda queste stesse staminali, che secondo le stesse analisi commissionate dall'Aifa non sarebbero in grado di differenziarsi in neuroni, come invece sostenuto da chi propone le infusioni. Il secondo riguarda sempre la qualità del materiale infuso, che sempre secondo queste analisi sarebbe contaminato da sostanze indesiderate e cellule del sangue che potrebbero causare una reazione di rigetto.

Per di più a fronte dei racconti dei benefici che sarebbero stati riscontrati nei pazienti non c'è nessuna prova scientifica dell'efficacia delle infusioni. Anche per quanto riguarda la possibilità di far rientrare il metodo Stamina fra le cure compassionevoli bisogna tenere in considerazione un limite imposto a questa eventualità: le terapie somministrate come "compassionevoli" devono comunque essere in una fase avanzata di sperimentazione, prerequisito assente nel caso delle infusioni proposte dalla Stamina Foundation.

Non esistono, infatti, studi scientifici che abbiano valutato l'efficacia di questi trattamenti. Ci sentiamo di escludere dall'eventuale novero anche la sperimentazione condotta all'Ospedale "Burlo Garofalo" di Trieste secondo cui le infusioni non avrebbero portato a nessuna modifica nel decorso della malattia, dato che Davide Vannoni sostiene che in questa sperimentazione non sia stato utilizzato il mix di cellule corretto. Per quanto riguarda, invece, le famigerate cartelle cliniche dei pazienti che hanno ricevuto il trattamento, sul loro contenuto non è mai stata fatta la chiarezza richiesta e tutte le dichiarazioni fatte sui benefici da esse documentati sono ancora oggi circondate da un alone di mistero che non ci consente di trarre conclusioni a tal proposito.

A tutto ciò si aggiunge il parere contrario di voci autorevoli in tema, come quelle dell'Accademia Nazionale dei Lincei, della prestigiosa rivista Nature e dell’Agenzia Europea per i Medicinali, tutte concordi sul fatto che il metodo Stamina non garantisce gli standard di sicurezza e di scientificità richiesti a un trattamento medico.

Ad oggi, a vincere è questa assenza di sicurezza e scientificità. La battaglia contro le gravi malattie che avrebbero bisogno di una cura ancora inesistente non è però destinata a finire e la speranza è che arrivi presto una terapia che possa essere utile a chi ne soffre, che si tratti del metodo Stamina o di un altro trattamento.

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