Umberto I di Roma, niente aborti: il ginecologo è andato in pensione

L'unico medico non obiettore di coscienza è andato in pensione dieci giorni fa: da allora il "repartino" dell'ospedale romano dedicato alle interruzioni volontarie di gravidanza è stato sospeso.

Nella Giornata internazionale contro la violenza sulle Donne del 25 Novembre 2014, a Roma c'è stata una manifestazione che ha fotografato in piccolo una delle realtà più tristi della sanità italiana, quella che riguarda nello specifico le interruzioni volontarie di gravidanza: un gruppo di donne dell'associazione Io Decido che si batte per i diritti delle donne ha manifestato fin sotto la direzione sanitaria del Policlinico Umberto I di Roma contro la decisione di sospendere il servizio di interruzione volontaria di gravidanza per mancanza di ginecologi disponibili. Un fatto apparentemente surreale che va persino contro le linee guida della Regione Lazio in fatto di aborto e Legge 194, ma che può raccontare molto di come funzioni ancora l'applicazione di questa legge in Italia.

Dieci giorni fa, intorno a metà Novembre, è andato in pensione l'unico ginecologo dell'intero plesso ospedaliero che non ricorresse all'obiezione di coscienza al momento di effettuare un aborto: da allora il "repartino", come veniva chiamato il servizio di interruzione di gravidanza disciplinato e garantito dalla Legge 194, è stato sospeso perché i medici e i sanitari si dichiarano tutti obiettori di coscienza.

TO GO WITH STORY BY Marina LAPENKOVA Rus

Per questo motivo le manifestanti di Io Decido sono arrivate a protestare fino a sotto la direzione sanitaria dell'Umberto I di Roma per chiedere la riapertura della struttura e l'erogazione del servizio sospeso.

Siamo pronte a tornare finché il repartino non verrà riaperto. In una giornata mondiale contro la violenza sulle donne piena di iniziative spot e passerelle, vogliamo accendere i riflettori sui diritti che vengono negati ogni giorno alle donne a cominciare da quello all’aborto. Non vogliamo Bonus Bebè né elemosina né quote rosa, ma un sostegno reale alla genitorialità, diretto e indiretto

hanno fatto sapere le attiviste.

In una regione come il Lazio dove di recente è stato approvato un decreto legge che vieta di fatto l'obiezione di coscienza nei consultori, con l'obbligo di prescrizione dei farmaci d'emergenza come la pillola del giorno dopo e dei cinque giorni dopo anche da parte degli obiettori, stupisce questa mancanza di servizio importante e fondamentale che dovrebbe essere garantito per legge.

Via | Quotidiano Sanità

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