Cos'è la sindrome da shock tossico, i sintomi e il legame con gli assorbenti interni

Nella metà dei casi colpisce le donne nella fase fertile della loro vita, ma nemmeno uomini, bambini e donne in post-menopausa sono esenti da rischi. Ecco di cosa si tratta e perché viene associata all'uso dei tamponi

Tutte le donne, o quantomeno quelle – di certo non poche – che utilizzano gli assorbenti interni, dovrebbero saper di cosa si tratta, eppure ogni volta che si verifica un caso di sindrome da shock tossico fa notizia. E' successo anche un paio di giorni fa, quando il Mirror ha raccontato la storia di Joanna Cartwright, ventisettenne britannica che proprio a causa di un assorbente interno è rimasta in coma per 8 giorni, svegliandosi poi senza riconoscere né i suoi figli, né gli altri suoi famigliari.

Colpevoli di tutto ciò sono i batteri, nella maggior parte dei casi un'infezione da stafilococco aureo, ma anche lo streptococco A. In realtà la sindrome da shock tossico è una complicazione rara delle infezioni batteriche. Conoscerla è però importante perché si tratta di una condizione molto pericolosa che può portare a gravi conseguenze, come l'insufficienza renale e, nei casi più gravi, al decesso. Ecco di cosa si tratta.

I sintomi da riconoscere

assorbenti interni

I sintomi che possono segnalare una sindrome da shock tossico in corso sono una febbre improvvisa, pressione bassa, vomito e diarrea, uno sfogo cutaneo simile a un'ustione solare, in genere concentrato sui palmi delle mani e dei piedi, stato confusionale, dolori muscolari, arrossamento degli occhi, della bocca e della gola, mal di testa e convulsioni.

Come anticipato, nella maggior parte dei casi di shock tossico uno o più di uno di questi sintomi è associato all'uso di un assorbente interno. A onor del vero, dopo il ritiro dal mercato di alcuni tipi di tamponi l'incidenza del problema è diminuita sensibilmente. Per di più le donne che usano gli assorbenti interni non sono le uniche a correre rischi: anche i bambini, gli uomini e le donne in post-menopausa possono essere colpiti dal problema.

A volte il problema è associato a ferite da taglio o ustioni, altre volte a interventi chirurgici, all'uso del diaframma o delle spugnette vaginali oppure a un'infezione virale, incluse influenza e varicella. In tutti i casi, nel caso in cui compaiano sintomi che fanno pensare a una possibile sindrome da shock tossico è fondamentale rivolgersi immediatamente a un medico.

Nel caso in cui i sospetti siano fondati è probabile che si finisca per essere ricoverati in ospedale. Qui la terapia può prevedere l'assunzione di antibiotici, di farmaci per stabilizzare la pressione o di fluidi per reidratarsi. Nel caso di insufficienza renale potrebbe essere necessaria anche la dialisi. Non è poi da escludere che possa essere richiesto un intervento chirurgico per asportare del tessuto infetto o per drenare l'infezione.

Foto | da Flickr di Roebot

Il rischio degli assorbenti interni

Fibromi uterini

Uno dei pericoli principali resta proprio l'uso degli assorbenti interni, che però non devono essere demonizzati: è l'esperienza di tutti i giorni ad insegnarci per prima che nella maggior parte dei casi utilizzare i tamponi non scatena la sindrome da shock tossico. Piuttosto che allarmarsi eccessivamente è bene sapere come comportarsi. A indicarlo sono anche le istruzioni riportate nella confezione degli assorbenti. E se si vuole essere ancora più sicure, meglio usare di tanto in tanto anche gli assorbenti tradizionali. In questo modo il rischio di infezioni sarà ulteriormente ridotto.

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Via | Mayo Clinic

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