Zuccheri, l'Oms consiglia: meglio scendere sotto al 5% delle calorie totali

Il limite invalicabile resta quello del 10%, ma secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità scendere ulteriormente con le dosi potrebbe portare ancor più benefici per la salute

Quello di non superare con gli zuccheri il 5% delle calorie introdotte quotidianamente resta per ora solo un consiglio. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha infatti deciso di continuare a raccomandare di limitare l'introito giornaliero di zuccheri liberi al 10% delle calorie totali, confermando un principio suggerito per la prima volta nell'ormai lontano 1989. A ufficializzare la posizione dell'Oms sono le sue nuove linee guida sull'assunzione di zuccheri negli adulti e nei bambini, pubblicate agli inizi di questo mese dopo un anno di analisi e dibattiti aperti a tutti coloro che fossero interessati all'argomento.

Nel marzo del 2014 l'Oms ha infatti aperto una consultazione pubblica che ha permesso di raccogliere più di 170 commenti, tra cui quelli di agenzie governative, industrie, istituzioni accademiche e organizzazioni non-governative. Nel frattempo sono state revisionate le prove scientifiche degli effetti negativi di un consumo elevato di zuccheri liberi (per intenderci, non quelli presenti nella frutta e nella verdura fresche, ma aggiunti ai cibi durante la loro preparazione, ad esempio nei dolci, ma anche nel ketchup e in altri prodotti in genere considerati salati).

Abbiamo prove consistenti che mantenere l'apporto di zuccheri liberi al di sotto del 10% dell'introito totale di energia riduce il rischio di sovrappeso, obesità e carie

sottolinea Francesco Branca, direttore del Dipartimento di Nutrizione per la Salute dell'Oms.

Per il momento esiste invece solo uno studio che permette di analizzare i benefici di una riduzione del consumo di zuccheri a dosi inferiori al 5% delle calorie giornaliere. I risultati sembrano propendere per accettare il consiglio dell'Oms: scendere al di sotto di questo limite permette di ridurre ulteriormente il rischio di avere a che fare con la carie. E' la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità a sottolineare però che prima di poter fare di questo consiglio una vera e propria raccomandazione saranno necessarie altre prove che certifichino i benefici della scelta.

Per il momento, quindi, il limite invalicabile per nessun motivo resta il 10%. A buon intenditore, poi, poche parole: scendere al di sotto del 5% (pari a circa 25 grammi di zucchero, il corrispondente di 6 cucchiai da tè) potrebbe portare ancora più vantaggi.

(s.s.)

Via | Oms

Lorenzin contro Oms: ridurli è "un'aggressione alle nostre tradizioni dolciarie"

19 novembre 2014

zuccheri oms

La notizia non è delle più fresche: che l'Organizzazione Mondiale della Sanità intenda modificare le raccomandazioni circa il consumo quotidiano di zuccheri, facendo passare il massimo dall'attuale 10% a un ben più limitato 5% è noto ormai dalla fine dello scorso inverno. Nello stesso periodo l'Oms ha aperto una consultazione pubblica sul tema. Oggi, però, l'argomento torna alla ribalta delle cronache a causa della posizione dichiarata dal Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, secondo cui la proposta

è un'aggressione alle nostre tradizioni dolciarie.

Ma c'è di più. Infatti è proprio a proposito di questa proposta dell'Oms che il Ministro dice

no a diktat senza base scientifica.

Siamo sicuri che le cose stiano davvero in questi termini? Davvero la proposta dell'Oms non ha base scientifica?

Da parte sua l'Oms assicura che

la bozza delle linee guida è stata elaborata in base all'analisi di tutti gli studi scientifici sul consumo degli zuccheri e alla sua associazione con l'accumulo di peso in eccesso e la carie negli adulti e nei bambini.

Per di più la stessa Oms mette a disposizione una vera e propria guida per fare in modo che eventuali interventi nutrizionali siano basati su prove scientifiche. Il nome di questo strumento è eLENA, acronimo di e-Library of Evidence for Nutrition Actions (letteralmente, “biblioteca elettronica delle prove per provvedimenti nutrizionali”); disponibile non solo in inglese, ma anche nelle altre 5 lingue ufficiali dell'Oms – francese, spagnolo, russo, arabo e cinese – nelle intenzioni dell'organizzazione eLENA ha lo scopo di “aiutare le nazioni a migliorare con successo ed estendere interventi nutrizionali informando e allo stesso tempo guidando lo sviluppo delle politiche e la progettazione di programmi”.

All'interno di questa libreria virtuale non mancano nemmeno le evidenze scientifiche di quanto il consumo elevato di zuccheri possa essere nocivo per la salute. Ad indicarle è la stessa Oms proprio nel comunicato (disponibile online a questo link) in cui annuncia la consultazione pubblica sulla proposta di modificare le linee guida riguardanti il consumo degli zuccheri.

Due le review citate. La prima, pubblicata sul British Medical Journal all'inizio del 2013, dichiara come obiettivo “riassumere le prove dell'associazione fra l'assunzione di zuccheri alimentari e il peso corporeo in adulti e bambini” e conclude che “l'assunzione di zuccheri liberi o di bevande zuccherate è determinante per il peso corporeo”. Fra i risultati riportati è incluso il fatto che “la riduzione dell'assunzione di zuccheri alimentari è stato associato a una riduzione del peso corporeo” e che “l'aumento dell'assunzione di zuccheri è stato associato con un aumento di peso analogo”. La seconda, pubblicata sull'American Journal of Clinical Nutrition sempre nel 2013, parte dalla constatazione che “il legame tra le bevande dolcificate con zuccheri e il peso corporeo è controverso” e mira a “riassumere le prove nei bambini e negli adulti” giungendo alla conclusione che il consumo di bevande dolcificate “promuove l'aumento di peso nei bambini e negli adulti”.

A leggere queste conclusioni la proposta dell'Oms sembra tutt'altro che campata in aria. Lo sembra ancora di meno prendendo ad esempio il caso delle bevande zuccherate. Secondo il riassunto fatto su eLENA

i bambini in sovrappeso e obesi sono esposti a un rischio maggiore di sviluppare seri problemi di salute, inclusi il diabete di tipo 2, la pressione alta, l'asma e altri problemi respiratori, distrubi del sonno e malattie epatiche. Possono anche soffrire di effetti psicologici, come bassa autostima, depressione e isolamento sociale. L'obesità infantile aumenta anche il rischio di obesità, malattie non trasmissibili, morte prematura e disabilità in età adulta.

Le bevande dolcificate con gli zuccheri contengono zuccheri aggiunti come saccarosio o fruttosio, spesso in grandi quantità, che possono rappresentare un contributo significativo all'apporto energetico totale. Le calorie fornite dalle bevande dolcificate con gli zucchero hanno un basso valore nutrizionale e possono non fornire lo stesso senso di sazietà fornito dai cibi solidi. Di conseguenza, l'apporto energetico totale può aumentare e portare a sua volta a un aumento di peso.

Le prove attuali suggeriscono che l'aumento del consumo di bevande dolcificate con zuccheri è associato al sovrappeso e all'obesità nei bambini. Limitare l'assunzione di zuccheri, soprattutto nella forma di bevande dolcificate con zuccheri, potrebbe ridurre il rischio del sovrappeso e dell'obesità infantile.

Dal punto di vista pratico, la proposta dell'Oms sarebbe quella di ridurre a meno del 10% delle calorie giornaliere totali, o ancora meglio a meno del 5%, quelle provenienti dagli zuccheri. Ciò corrisponderebbe a chiedere a un adulto con un indice di massa corporea normale di limitarsi a 25 grammi al giorno di zuccheri, pari a circa 6 cucchiai da tè. La raccomandazione varrebbe sia per tutti i monosaccaridi (come il glucosio e il fruttosio) che per tutti i disaccaridi (come il saccarosio, cioè il comune zucchero da tavola) aggiunti al cibo sia dai produttori che dai consumatori o da chi prepara il cibo da consumare; il consiglio sarebbe inoltre valido anche per gli zuccheri presenti nei mieli, negli sciroppi, nei succhi di frutta e nei concentrati di frutta.

In effetti, come ricorda la stessa Oms, molti degli zuccheri consumati oggi sono letteralmente nascosti in cibo processato che in genere non viene nemmeno pensato come dolce. C'è l'equivalente di un cucchiaio da tè di zucchero (circa 4 grammi) in un cucchiaio da tavola di ketchup.

Secondo il Ministro Lorenzin, che circa 10 giorni fa ha incontrato insieme al premier Matteo Renzi alcuni esponenti del settore alimentare, che hanno parlato delle loro difficoltà,

è un falso pretesto quello di porre un freno al dilagare dell’obesità, diabete e malattie cardiovascolari attraverso azioni del genere, che penalizzano i marchi italiani. Non si risolve nulla, ci vogliono iniziative di altro tenore.

Qualche esempio? Educazione alimentare a scuola, la scelta corretta dei cibi (freschi anziché confezionati), la promozione dell’attività fisica e il sostegno alla dieta mediterranea.

A noi, però, viene un dubbio: insegnare ai bambini a non mangiare prodotti confezionati non è penalizzante per i marchi italiani? Non sarebbe più d'aiuto poter insegnare ai bambini che possono tranquillamente mangiare anche prodotti confezionati perché sono prodotti sempre tenendo in considerazione i consigli degli esperti di salute?

Le nuove linee guida dell'Oms sul consumo di zuccheri sono attese entro la fine dell'anno. Voi cosa sperate che dicano?

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Via | Oms; Corriere.it

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