La ceruloplasmina nel sangue: i valori di riferimento e le cause delle variazioni

La ceruloplasmina è una sostanza proteica che ha il compito di legarsi alle molecole di rame per permetterne lo smaltimento. Vediamo i livelli ematici di riferimento

La ceruloplasmina è una sostanza proteica, precisamente una glicoproteina, prodotta dal fegato, che ha il compito di legarsi alle molecole di rame per permetterne il trasporto nella bile, dove vengono distrutte, o nei reni, per la loro eliminazione attraverso le urine.

Il rame, infatti, sebbene sia un oligoelemento importante per la salute e il benessere dell’organismo, se presente in quantità troppo elevate e in forma libera nel sangue diventa tossico , accumulandosi nei tessuti, e un suo aumento è associato a patologie specifiche come il morbo di Wilson (degenerazione epatolenticolare), una malattia ereditaria che comporta danni al fegato e disturbi neurologici.
Ceruloplasmina
Alti livelli di rame e bassi di ceruloplasmina sono anche considerati un fattore “predittivo” della predisposizione allo sviluppo della malattia di Alzheimer. La ceruloplasmina in genere viene prodotta in quantità maggiori dall’organismo in condizioni fisiologiche particolari come la gravidanza, le infezioni, i traumi agli organi interni eccetera.

Negli stati normali di salute, in cui non siano presenti problemi metabolici, il valore dei ceruloplasmina nell’organismo è compreso, sia per le donne e per gli uomini adulti che per i bambini tra i 22 e i 60 mg/dl di sangue.

Anche la dieta influisce sui livelli di rame, e quindi di ceruloplasmina, perché se si mangiano molti cibi che sono ricchi di questo minerale, come funghi o cereali integrali, entrambi questi valori aumentano, ma non è un innalzamento che ci debba far preoccupare perché del tutto occasionale.

Viceversa, può diventare un problema se i valori di ceruloplasmina si riducono e quelli del rame libero nel sangue aumentano, superando la soglia limite di 140 mg/dl. In questi casi le cause vanno indagate associando ai test ematici e delle urine anche altri esami, soprattutto in presenza di sintomi come:


  • Anemia
  • Nausea
  • Dolore addominale
  • Distonia (difficoltà posturali)
  • Difficoltà motorie e di deambulazione
  • Tremori
  • Modifiche nel comportamento
  • Ittero (colorazione giallastra della pelle)
  • Difficoltà di deglutizione (disfagia)

Si tratta di segnali che l’organismo sta accumulando nei tessuti di organi vitali come il cervello e il fegato troppo rame, e che questo provoca dei danni e delle disfunzioni come accade proprio in chi soffra di morbo di Wilson.

Come anticipato, un eccesso di rame nel sangue è anche considerato un sintomo di possibile inizio di Alzheimer, pertanto anche bassi livelli di ceruloplasmina non associati a morbo di Wilson, soprattutto in persone anziane, sono senza dubbio un elemento da tenere d’occhio.

Infine, influiscono sui livelli di questa glicoproteina, inibendone la produzione, anche alcuni farmaci come carbamazepina, phenobarbital, e acido valproico, e l’assunzione della pillola antioconcezionale a base di estrogeni.

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Foto| via Pinterest

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