Fattore reumatoide alto o basso: quali rischi si corrono?

Il fattore reumatoide è un valore ematico richiesto in caso di sospetta artrite reumatoide. Tuttavia, anche un valore positivo non sempre è indice della malattia. Vediamo perché e come interpretare il test

Il fattore reumatoide (FR) è uno dei tanti esami che permettono di giungere ad una diagnosi di artrite reumatoide (AR) in un paziente che presenti infiammazione articolare diffusa. L’artrite reumatoide è una malattia autoimmune che si può manifestare sia in età avanzata, dopo i 65 anni, che precocemente, e allora si parla di artrite idiopatica o giovanile.

In questo secondo caso i sintomi possono insorgere anche nei ragazzi e comunque prima dei 40 anni di età. Per curare al meglio questa patologia cronica e invalidante, ed evitare che si verifichino complicanze a carico degli organi interni (soprattutto cuore e vasi sanguigni, che possono essere colpiti a loro volta da infiammazione), e che gli arti vadano incontro a deformità ossee permanenti, è indispensabile essere molto tempestivi nella diagnosi.
Fattore-reumatoide
Le caratteristiche dell’artrite reumatoide, che la differenziano dalle altre forme di artrite, sono soprattutto legate alla simmetria del dolore articolare e della flogosi, che colpisce in modo contemporaneo (anche se “migrante”, ovvero fluttuante da un’articolazione all’altra) tutte le principali giunture del corpo, a partire dalle mani e dai piedi.

In genere il dolore è particolarmente intenso al mattino, al risveglio, accompagnato da rigidità che perdura per almeno 60 minuti, e che si stempera con il movimento e il passare delle ore. Quando le articolazioni, oltre che doloranti, appaiano anche tumefatte, calde e arrossate, è legittimo sospettare che si tratti proprio di artrite reumatoide.

A quel punto è bene rivolgersi ad uno specialista, ovvero un reumatologo, che dopo aver fatto un accurato esame fisico, toccando tutti i punti in cui la malattia tende a manifestarsi (in particolare, mani, piedi, spalle, ginocchia, anche), prescriverà alcuni esami specifici, tra cui quelli del sangue. All’interno di questi test ematici è presente uno specifico per l’artrite, chiamato fattore reumatoide.

Permette di individuare una proteina che vien definita un auto-anticorpo, ovvero un anticorpo che invece di rivolgersi contro un agente patogeno esterno, si rivolge verso proteine prodotte dall’organismo stesso. Il fattore reumatoide è in genere positivo (80% dei casi), in chi sia affetto da artrite reumatoide e da un’altra patologia autoimmune infiammatoria affine all’artrite, ovvero la sindrome di Sjorgen, che tra gli altri sintomi specifici dà anche una secchezza oculare che predispone a congiuntiviti e infezioni della cornea.

Tuttavia, questo test è poco specifico, pertanto la presenza del fattore reumatoide può anche indicare altre malattie infiammatorie non reumatiche, come ad esempio il lupus eritematoso sistemico, l’endocardite, la tubercolosi, la sarcoidosi, la sifilide, il cancro eccetera.

Inoltre, soprattutto negli over 65, o quando la malattia sia al suo esordio, un fattore reumatoide negativo non indica davvero che la persona non soffra di artrite, anzi, spesso si verificano casi di “falsi negativi”. Ergo, è bene prendere con le pinze anche questo esame, e giungere ad una diagnosi univoca di artrite reumatoide attraverso tutti gli altri esami previsti, incluse risonanze magnetiche e radiografie.

Foto| via Pinterest

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