Vivere senza milza: i disturbi più comuni

Si può vivere senza milza? La risposta è sì, perché questa ghiandola non è indispensabile. Ma vediamo quali problemi può comportare questa condizione

Le persone a cui venga asportata la milza – in genere attraverso un intervento in laparoscopia chiamato splenectomia – possono vivere una vita del tutto normale, o corrono qualche rischio in più?

In genere la vita dei pazienti splenectomizzati non è molto diversa rispetto a quella degli alti, perché, lo ricordiamo, questo piccolo organo non espleta funzioni vitali per il nostro organismo.

Vivere-senza-milza
La milza è una ghiandola che si trova nella parte superiore sinistra dell’addome, il cui compito è quello di produrre anticorpi, rimuovere i globuli rossi “vecchi” dal sangue e fungere da riserva di nuovi, regolare la quantità di piastrine e accumulare i germi patogeni intercettati dal sistema immunitario (in particolare dai leucociti) per distruggerli.

Funzioni importanti, ma non strettamente vitali. La milza, però, può essere colpita da patologie, come l’anemia emolitica, che porta ad una distruzione, da parte della ghiandola stessa, di piastrine e globuli rossi, oppure può esser soggetta a traumi.

In ogni caso, una volta rimossa dal corpo, la milza non può più espletare il suo compito all’interno del sistema immunitario, e pertanto l’organismo risulta più soggetto ad esser colpito da infezioni batteriche, anche gravi, e a parassitosi (come la malaria). I batteri che sono più pericolosi per chi sia stato splenectomizzato sono quelli definiti “capsulati”, ovvero rivestiti da una sorta di globo protettivo, e sono:


  • Pneumococco (responsabile di patologie respiratorie, otiti, meningiti)
  • Meningococco (il batterio che causa la forma più pericolosa di meningite)
  • Haemophilis influentiae del gruppo B

Il rischio di incorrere in questo genere di infezioni è elevato soprattutto nei primi due anni dopo l’intervento, per poi scemare fino a ridursi ad un + 5%. Per questa ragione nella profilassi pre operatoria in genere si procede a vaccinare il paziente contro pneumococco, meningococco ed Haemophilis influentiae.

Se l’intervento di rimozione della milza viene eseguito d’urgenza, la vaccinazione si può anche seguire dopo, sebbene la risposta immunitaria sia meno efficace. Inoltre, chi vive senza milza deve avere sempre degli antibiotici in casa, soprattutto penicilline (se non allergico), e seguire una profilassi anti malarica nei viaggi in zone a rischio (in questi casi è obbligatoria, non facoltativa).

In ogni caso, per viaggi in zone in cui siano presenti malattie tropicali endemiche, è necessaria una profilassi preventiva e protettiva presso un ambilatorio specializzato. Quando una persona a cui sia stata asportata la milza manifesta sintomi come febbre alta, malessere generale, arrossamento cutaneo, mal di gola o mal di testa forte, è meglio che si rechi al pronto soccorso per una visita immediata. Le infezioni batteriche infatti, in questi pazienti possono avere un decorso più rapido e grave rispetto agli altri.

Foto| via Pinterest

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