Il sangue denso cos'è, perché è rischioso e quali cure fare

Il sangue troppo denso è una condizione pre-patologica che espone al rischio di trombosi e embolie. Vediamo perché e come porvi rimedio

Sangue-denso.jpgIl sangue troppo viscoso, e denso, è pericoloso per la salute perché può aumentare il rischio di formazione di trombi, e predisporre a ictus. C'è da specificare che un aumento nella produzione degli eritrociti, o globuli rossi, a livello midollare, è una malattia neoplastica vera a propria, chiamata policitemia rubra vera (PV).


Questo disturbo del sangue cronico, consiste in una proliferazione anomala delle cellule emopietiche, che sono le staminali del midollo osseo che si trasformano in globuli rossi, a sua volta distinta in primaria o idiopatica (congenita e ereditaria), e secondaria.

La policitemia secondaria ha diversi fattori di rischio, ovvero può essere provocata da condizioni ambientali o dallo stile di vita, tra cui:



  • Vita in alta montagna

  • Malattie respiratorie croniche come asma e bronchite cronica

  • Tabagismo (esposizione al monossido di carbonio)

  • Cardiopatie

  • Malattie ai reni e al fegato


La policitemia, volgarmente "sangue denso", si manifesta con sintomi sfumati che difficilmente, da soli, consentono di arrivare ad una diagnosi. Tra questi, nella analisi del sangue, valori superiori alla norma dell'ematocrito, ipertensione arteriosa, cefalea, spossatezza, rossore del viso accentuato. Come si può curare questa emopatia per evitare complicanze a livello circolatorio e il rischio di incorrere in attacchi cardiaci, ictus e trombosi? 


Ebbene, è necessario fluidificare il sangue modificando lo stile di vita (ad esempio smettendo di fumare e cambiando l'alimentazione), fare più moto, ma anche assumere la cardioaspirina tutti i giorni che in modo naturale rende il sangue meno viscoso. Un altro modo per ridurre la concentrazione degli eritrociti nel sangue è quella di effettuare dei "salassi" periodicamente, ovvero donazioni di sangue, se non esistono controindicazioni dal proprio medico. 


 


 


Foto| Getty Images

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