Cellule staminali: ecco cosa sono e a cosa servono

Le cellule staminali sono cellule ancora indifferenziate, che possono "trasformarsi" in cellule di vari organi o tessuti. La scienza medica le sta utilizzando in modo sempre più massiccio per curare patologie e ricostruire tessuti

Cellule-staminali-cosa-sono.jpgLe nuove frontiere della medicina puntano moltissimo sulle cellule staminali, che potrebbero effettivamente rappresentare, in un prossimo futuro, l'arma più preziosa contro malattie oggi incurabili come il Parkinson e l'Alzheimer, ma anche contro altri tipi di patolgoie, tra cui i tumori e molte malattie rare genetiche.


Ma esattamente, di che tipo di cellule si tratta, dove si trovano e come possono essere utilizzate (a norma di legge), senza rischiare di superare quel limite etico che separa la giusta ricerca di cure migliori da una pericolosa manipolazione di materiale biologico umano che può portare alla creazione di "mostri"?

Intanto, partiamo dalla definizione: le cellule staminali sono delle cellule indifferenziate, in grado, cioè, di trasformarsi in cellule di diversi tessuti o organi. A loro volta, esse di distinguono in:



  • Totipotenti: in grado di diventare parte di qualunque tessuto organico

  • Pluripotenti: possono trasformarsi in cellule di molti organi o tessuti (ma non tutti)

  • Unipotenti: possono diventare cellule di un solo tipo


Nel corpo umano adulto, le cellule staminali si trovano nel midollo osseo, e sono quelle che possono essere trapiantate in chi sia affetto da malattie del sangue, ad esempio la leucemia. Ma altre cellule staminali le torviamo nel cervello, nello strato più profondo della pelle, il derma, nella polpa dentaria. Ricchissimo di staminali è poi il cordone ombelicale dei neonati, per la raccolta dei quali esistono delle banche, e il liquido amniotico. Di recente è stato scoperto che anche il latte materno è una potenziale fonte di staminali. 


Tuttavia, la vera miniera di cellule staminali totipotenti - che possono perciò essere usate per "sostituire" cellule affette da deficit genetici, per ricostruire parti di pelle danneggiate eccetera - è l'embrione umano. Per poter utilizzare le staminali embrionali, dette blastociste, però, è ovviamente necessario distruggere embrioni di poche settimane, come quelli che vengono conservati nei Centri per la fecondazione assistita e che non diventeranno mai feti perché non veranno impiantati.


Logicamente il dilemma di natura etica - se sia "giusto" sacrificare gli embrioni conservati per utilizzarne le staminali o meno - è quello che ha portato molti Paesi, tra cui l'Italia, a vietare questa pratica. Di fatto, nel nostro Paese è possbile usare solo le staminali cordonali, ma mai per uso personale. Ovvero, la neo mamma non può chieder di conservare il cordone ombelicale del proprio bimbo per sé o per la propria famiglia, esattamente come non si può donare il sangue e conservarlo per sè. Del resto, non sarebbe una donazione libera.


Non tutte le staminali cordonali sono a disposizione di chi abbia bisogno di un trapianto o di altre cure, alcune rimangono nei laboratori di ricerca a disposizione degli scienziati. Si tratta di cellule in grado di riprodursi potenzialmente all'infinito, ecco perché la loro scoperta in medicina biologica è stata così importante. Per quanto riguarda il futuro delle terapie, però, siamo ancora all'inizio delle sperimentazioni su molte patologie, e sicuramente i prossimi anni ci sveleranno scenari che oggi non riusciamo ancora ad immaginare. 


 


Foto| Getty Images

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