Farmaci generici ai bambini: sì può ma con le formulazioni adatte

Le norme sulla prescrizione della spending review inapplicabili coi bambini. I pediatri: "aziende farmaceutiche impreparate"

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Anche i pediatri di famiglia scendono in campo come medici e farmacisti per denunciare l'impossibilità di adeguarsi alla nuova normativa sui generici imposta per contenere i costi della sanità. Ma con motivazioni diverse.

FORMULAZIONI INADATTE. Secondo quanto ha dichiarato il presidente della Federazione dei pediatri (Fimp) Giuseppe Mele, al termine dell'incontro dei sindacati con il ministro Renato Balduzzi qualche settimana fa, l'industria dei farmaci generici «non è attrezzata» per la produzione di medicinali a misura di bambino e oggi «i pediatri sono costretti a disattendere le norme sulla prescrizione» dei principi attivi previste dalla spending review. Nel corso dell'incontro, ha riferito Mele, «il ministro ha detto che aprirà un approfondimento. Noi il generico lo vogliamo, ma con le formulazioni adatte».


MANCA IL CONFRONTO. Dello stesso avviso è anche Adolfo Porto, segretario regionale della Fimp Sicilia: «Siamo sorpresi - ha detto - che l'obbligo inserito nella spending review sia stato esteso ai pediatri poiché la certezza del successo terapeutico in pediatria ha due punti cardine: il gradimento e la posologia che sono il frutto dell'esperienza e del rapporto di fiducia instaurato con la famiglia, ma anche del confronto continuo tra pediatra e azienda, mediato dagli informatori del farmaco brand». Infatti, «È tramite gli informatori - ha spiegato - che approfondiamo le conoscenze sulla biodisponibilità del farmaco, come è graduato il misurino e noi possiamo, tra i vari feedback virtuosi, dare anche suggerimenti sulla palatabilità del farmaco che nel 90% è a somministrazione orale. Con le aziende del generico, molte delle quali non hanno informatori, queste fondamentali condizioni non si realizzano appieno».


LA PROPOSTA. Su queste premesse, Fimp Sicilia chiede al ministro di «stralciare l'obbligo per i pediatri, non per demagogia, ma per esigenze professionali» sottolinea Porto. E conclude: «Noi indicheremo nella prescrizione la non-sostituibilità, pur sapendo che la differenza con il farmaco generico è a carico del cittadino, poiché il generico, dovendolo cambiare spesso prima di trovare quello di gradimento per il bambino, rappresenta un'ulteriore spesa per lo Stato, oltre a creare discontinuità terapeutica e diffidenza nel bambino, aumenta il disagio per le famiglie».


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