Farmaci equivalenti: Medici e pazienti ancora scettici, farmacisti orientati alla sostituzione

Spending Review non migliora percezione degli italiani sui farmaci generici. Medici e pazienti ancora scettici, farmacisti orientati alla sostituzione. E cresce la consapevolezza che non sono uguali ai prodotti di marca. L'indagine Medi-Pragma

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Due medici su tre non hanno modificato il proprio atteggiamento prescrittivo verso gli equivalenti né intendono farlo. I farmacisti sono più propensi a sostituirli a quelli di marca, ma sono sempre più convinti che non siano sempre tutti uguali. E gli anziani continuano a preferire i loro soliti farmaci.


Eh, sì. Bisogna proprio ammettere che nemmeno la spending review è riuscita a far sbocciare l'amore tra italiani e farmaci generici. Lo dimostrano i risultati di un'indagine realizzata dall'Istituto di Ricerca Medi-Pragma dal titolo "Farmaci Equivalenti: l'impatto della Spending Review" che è stata presentati mercoledì a Milano, nel corso di una conferenza stampa.

EFFETTO SPENDING-REVIEW. Merito dell'indagine è quello di aver analizzato per la prima volta i comportamenti, le opinioni e i trend di chi effettivamente utilizza i farmaci equivalenti: medici di medicina generale, farmacisti e popolazione over 65. "Questa ricerca indipendente nasce con l'obiettivo di rilevare la ricaduta pratica delle nuove norme sui farmaci equivalenti contenute nella spending review. - afferma Lucio Corsaro, General Manager Medi-Pragma - A quattro mesi dall'approvazione definitiva della legge, abbiamo realizzato complessivamente 1.600 interviste in profondità e misurato il trend rispetto al periodo precedente l'approvazione della legge".


I RISULTATI. La maggioranza assoluta di medici (83%) e farmacisti (61,3%) mostra scetticismo verso il reale impatto, in termini di riduzione della spesa farmaceutica, della norma contenuta nella spending review. Due medici su tre non intendono modificare il proprio atteggiamento prescrittivo verso gli equivalenti, e l'82% ritiene che la norma rappresenti una limitazione della propria libertà prescrittiva. D'altro canto i farmacisti hanno sensibilmente aumentato negli ultimi mesi le operazioni di sostituzione da farmaco di marca a equivalente (+11,3%), ma oltre la metà dei pazienti in farmacia chiede il prodotto di marca.
Per quanto riguarda la popolazione generale, aumenta la conoscenza della norma, ma diminuisce il consenso: otto italiani su dieci conoscono le novità introdotte dalla spending review, ma dopo un'iniziale adesione alle innovazioni introdotte, si riduce sensibilmente il consenso nei confronti dei contenuti relativi alla prescrizione e dispensazione dei farmaci generici.
Insomma, si direbbe che se prima non c'era molto feeling tra italiani e farmaci generici, con l'introduzione della legge che impone di prescriverli in sostituzione di quelli di marca ce n'è ancora meno.


La maggiore esperienza con i prodotti generici sembra mettere in luce il fatto che i farmaci equivalenti non offrono sempre le stesse prestazioni. Per il 55% dei Medici di Medicina Generale le case produttrici di equivalenti non sono tutte ugualmente attrezzate per offrire adeguate garanzie di efficacia e sicurezza dei prodotti offerti e solo il 5% ritiene che non vi siano differenze tra prodotti di marca e generici. Anche tra i farmacisti (51%) aumenta la convinzione che esistano differenze, in particolare per prodotti di alcune aree terapeutiche, mentre un over 65 su tre (35%) dichiara che i farmaci equivalenti hanno una qualità inferiore.


GLI ECCIPIENTI POSSONO FARE LA DIFFERENZA. Inizialmente, quando si è dato il via libera all'implementazione del settore dei  farmaci generici consigliandone l'uso a medici e pazienti, questo tipo di paure erano più di quest'ultimi, soprattutto se anziani. Medici e farmacisti sembravano più in linea con le direttive ministeriali nel rassicurare i pazienti circa la perfetta equivalenza tra questi farmaci e i corrispettivi di marca, sebbene alla fine seguivano il principio per cui l'ultima parola da questo punto di vista spettava a chi effettivamente doveva usarli.  Oggi che la spending review ha traformato il consiglio in una imposizione, anche medici e farmacisti non sembrano più così convinti della perfetta sovrapponibilità. Cosa è cambiato?


"Un farmaco può definirsi 'bioequivalente' rispetto all'originator quando contiene lo stesso tipo e la stessa quantità di principio attivo. Non è invece necessario che ci siano gli stessi eccipienti. La composizione farmaceutica delle formulazioni generiche può quindi essere diversa da quella dei rispettivi prodotti di marca e comportare, ad esempio, un diverso assorbimento del farmaco. - afferma Francesco Scaglione, Direttore Scuola di Specializzazione di Farmacologia Clinica dell'Università di Milano e Membro del Gruppo di Studio della Società Italiana di Farmacologia sui medicinali equivalenti. - Queste differenze rispetto al prodotto originale potrebbero portare a problemi che possono compromettere la sostituibilità". E l'esperienza in questi anni pare confermare questa possibilità.


I veri consumatori di farmaci, ovvero gli over 65 che da soli consumano il 63% della spesa farmaceutica italiana, manifestano disagio e resistenza al generico. La preferenza dei pazienti anziani per i farmaci di marca riguarda sia le terapie in atto, sia l'ipotesi di iniziare una terapia ex-novo. Il 46% degli over 65 preferisce continuare ad utilizzare i farmaci a cui è abituato e il 52% preferisce il prodotto di marca quando avvia una nuova terapia. E già questo orienterebbe i medici a preferire i prodotti di marca almeno laddove sussiste una riluttanza da parte del paziente e quindi la concreta possibilità di non aderenza alla terapia. Tuttavia, c'è anche una maggiore consapevolezza che "Quando si considerano trattamenti già in corso in pazienti cronici e ben stabilizzati, sarebbe consigliabile non modificare il trattamento. - conclude Scaglione - La possibilità, prevista dalla legge, da parte del farmacista di sostituire un medicinale equivalente con un altro è una pratica introdotta al fine di agevolare l'utilizzo dei medicinali generici, ma una conseguenza di questa possibilità è che il paziente in trattamento cronico possa ricevere generici di ditte produttrici diverse nel corso del trattamento. Tale pratica può recare sconcerto e confusione nel paziente (soprattutto se anziano), portando ad errori nell'assunzione della terapia e/o mettendo a rischio la continuità del trattamento".


Gli anziani, più del loro medico di medicina generale, si ergono infatti a difesa del brand a cui sono abituati manifestando anche la disponibilità a sostenere un impegno economico pur di avere a disposizione il farmaco di marca: in media fino a 4,60 Euro. Ma, d'altra parte, medici e farmacisti hanno parecchie difficoltà ad andargli incontro a causa della nuove direttive.


E per i pediatri di famiglia si pongono dei problemi in più. Ma questo lo vedremo nel prossimo post.


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