Kate Middleton incinta: suicida l'infermiera vittima dello scherzo australiano. Cosa c'è di vero

Aveva risposto alla finta telefonata della Regina Elisabetta rivelando informazioni sulla duchessa di Cambridge

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Si sarebbe suicidata l'infermiera che avrebbe risposto alla telefonata della finta regina Elisabetta. Le voci circolate fin da questa mattina a cui nessuno voleva credere sono state confermate: la donna che lavorava al King Edward VII Hospital di Londra, l'ospedale in cui è stata ricoverata nei giorni scorsi Kate Middleton per i suoi malesseri da gravidanza e che mercoledì aveva ricevuto dal centralino la telefonata di Mel Greig e Michael Christian, conduttori radiofonici australiani che si sono finti rispettivamente la Regina Elisabetta e il principe Carlo ha posto fine alla sua vita sembra proprio a causa di questo scherzo. Amici e colleghi hanno spiegato che l'episodio di cui si era resa protagonista involontaria l'avevano gettata in un "profondo sconforto". Ma può bastare uno stupido scherzo a far uccidere una persona, sebbene di mezzo ci sia la vigilatissima privacy della Royal family inglese?

PAURA E SENSO DI COLPA. In fondo stiamo parlando di una lieta novella come la nascita di un figlio: non ha fatto nulla di così grave da dover temere chissà quali punizioni da parte dell'ospedale o della Regina in persona. Alla richiesta di avere informazioni sulle condizioni di salute di Kate, la donna si è limitata a rassicurarli senza entrare in particolari di rilievo: «In questo momento sta dormendo, ha avuto una notte tranquilla. È stabile». E' vero che lo scherzo ha provocato grande imbarazzo tra lo staff dell'ospedale, anche perché i media di tutto il mondo ne hanno parlato ritrasmettendo la registrazione della conversazione telefonica come un tormentone e ridendoci su allegramente. Da qui le solite polemiche sui sistemi di sicurezza "colabrodo", per cui bastano due presentatori dall'altra parte del mondo per avvicinare la mamma di un futuro erede al trono d'Inghilterra.


Ma l'infermiera che c'entrava? Lei aveva preso una telefonata passata dal centralino. L'operatore che l'ha presa per primo poteva pensare che essendoci la duchessa di Cambridge in quel reparto era meglio chiedere alle guardie certamente appostate dentro e fuori dall'ospedale. Ma non l'ha fatto e la telefonata è arrivata all'infermiera che ingenuamente l'ha presa ed è caduta nello scherzo. La sua emozione è sincera e palpabile nella registrazione: non meraviglia più di tanto che non abbia fatto la cosa più giusta e cioè rispondere che per telefono non poteva dare informazioni sui pazienti a chicchessia, nemmeno alla Regina. Col senno di poi anche l'infermiera avrebbe potuto capire che la Regina non avrebbe mai usato il telefono per chiamare il centralino, ma sarebbe arrivata a Kate per vie più dirette. E invece lei si è uccisa, o così sembra.


FORTE STRESS. La donna è stata trovata senza vita e molto probabilmente, si tratta di suicidio. Nessuno, in Gran Bretagna, riesce a credere che i due fatti non siano collegati. E infatti il collegamento c'è di sicuro, ma lo scherzo può aver agito solo come fattore precipitante in una mente già in qualche modo turbata. Come non esistono i raptus di follia che portano una persona sana di mente a uccidere qualcuno e poi tornare normale, come se nulla fosse successo, non esistono nemmeno raptus che portano a uccidere se stessi. La vergogna per essere diventata lo zimbello di mezzo mondo, i rimproveri che può aver subito dalla direzione dell'ospedale, la paura di perdere il posto, il senso di colpa per aver messo in pericolo (?) un suo paziente e per di più un membro della famiglia reale britannica, devono essere stati per lei un grave stress improvviso che non è riuscita a reggere, se davvero si è suicida. Ma è difficile credere che prima fosse la persona più felice del mondo, allegra e solare. A dirlo è anche il troppo poco tempo passato tra lo scherzo e la decisione di farla finita. Fosse stato l'unico fattore avrebbe dovuto rimuginarci un po' più sopra per arrivare a convincersi che morire sarebbe stato meglio e a mettere in atto il suo proposito.


ERA MALATA? Spesso i parenti e gli amici di una vittima di suicidio "cadono dalle nuvole" e giurano che non stava male, non aveva mai dato segni di depressione o altri problemi mentali. Alcuni arrivano a dire che era felice o "solare", come si dice sempre. E in molti casi sono sinceri, nel senso che credono davvero a quello che dicono. Ma perché inconsciamente è quello che volevano vedere. Riconoscere la sofferenza di chi amiamo è più difficile perché il più delle volte dovremmo ammettere di non sapere come aiutarli o di esserne in qualche modo la causa e questo è qualcosa che non possiamo tollerare, per cui lo rimuoviamo dalla nostra coscienza, spingiamo questa consapevolezza nell'inconscio dove crediamo non ci possa più fare del male. Così però non aiutiamo nessuno, tanto meno la persona che sta male la quale oltretutto comincia anche ad avere ragione se non si sente compresa e legittimata nella sua sofferenza. Che fare in questi casi? Essere attenti e vigilare sempre su chi ci sta intorno. Se notiamo qualcosa che non va, parliamo con l'interessato e non vergogniamoci di ammettere di non poter fare nulla e chiedere aiuto a un esperto.


ATTENZIONE ALLO STRESS. Viceversa ci sono situazioni in cui un problema mentale, anche grave, è ancora in uno stato latente e pronto a esplodere in conseguenza di un fattore grave di stress. In questi casi solo un occhie esperto avrebbe forse potuto accorgersi. Ridurre i fattori di stress, soprattutto se concentrati in un breve lasso di tempo come quello che ha colpito questa donna è l'unico modo per evitare che si concluda tutto con una tragedia. Mi meraviglia che in un ospedale non si sia pensato di affiancare un terapeuta all'infermiera diventata in qualche modo vittima di una scherzo, che per la portata è stato molto crudele.

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