Illogiche sanitarie: l'ambulatorio è in attivo? Allora chiudiamolo

Ingresso del nosocomio S. Paolo di NapoliContinua la protesta per l'incredibile ordinanza con cui le autorità sanitarie hanno deciso di sopprimere l'Ambulatorio di Medicina non Convenzionale dell'Ospedale San Paolo di Napoli, una struttura rinomata sia in Italia che all'estero, nata circa 20 anni fa e dove sono stati curati migliaia di pazienti.


Nel centro, che è considerato un fiore all'occhiello per la sanità napoletana, vengono effettuati trattamenti di Agopuntura, Fitoterapia, Massoterapia orientale, Riabilitazione Posturale, Trattamenti per il Tabagismo e per l'obesità.


L'aspetto più assurdo della vicenda è che sono state addotte motivazioni di ordine economico, ma il reparto non solo non grava sul bilancio dell'ospedale, bensì è in attivo - gravissima anomalia - di 200.000 euro l'anno!


Vi si erogano infatti 15.000 prestazioni annue che non rientrano tra quelle che il servizio sanitario nazionale è tenuto a garantire, ma sono a totale carico del cittadino tramite il pagamento di un onorario specifico all'Asl.


«La paventata chiusura della struttura si tradurrebbe - spiega il direttore Ottavio Iommelli - in un ricorso da parte dei pazienti alle cure tradizionali con ulteriore consumo di farmaci a carico del servizio sanitario regionale a differenza di quelli complementari a totale carico, anche se minimo, del cittadino e così per quanto riguarda il maggior ricorso ai ricoveri ospedalieri di ortopedia e reumatologia ed ai trattamenti riabilitativi, comportando il tutto un ulteriore aggravio del bilancio sanitario regionale».

Il consigliere Regionale del PD Antonio Amato ha presentato un question time per interrogare il Presidente Caldoro sulla necessità di mantenere aperta la struttura. «Siamo di fronte ad una struttura che non ha costi aggiuntivi per la spesa regionale, che produce un bilancio in attivo, e che, soprattutto, risponde alle raccomandazioni ed alle risoluzioni del Parlamento Europeo e dell'Organizzazione Mondiale della sanità. Un presidio d'avanguardia che vanta collaborazioni scientifiche regionali, nazionali ed internazionali di grande valore. La promozione delle medicine non convenzionali».


«Con l'eventuale chiusura del Centro di medicina alternativa del San Paolo - prosegue Amato - si afferma un principio deleterio, che non solo mortifica eccellenze scientifiche e gestioni virtuose, ma soprattutto lede il principio costituzionale di legittima scelta dei cittadini delle cure a cui accedere. A fronte di una decisione di chiusura non sembrano davvero esserci spiegazioni, a meno che il Centro San Paolo non desse fastidio a qualcuno, non andasse ad intaccare interessi più o meno occulti».


Parole di appoggio sono giunte dall'On. Enzo Rivelini, Europarlamentare FLI che si è detto amareggiato dalla notizia della chiusura dell'Ambulatorio. «A Napoli oltre 250mila cittadini si affidano alle cure complementari. La chiusura della Struttura dell'Ospedale San Paolo, toglierebbe la continuità assistenziale a tutti questi cittadini che sarebbero, poi, costretti a ricorrere ad ambulatori privati con maggiore dispendio economico. Ci tengo a ricordare in tal senso che il Parlamento Europeo ha in diverse battute raccomandato gli Stati membri di inserire le Medicine non Convenzionali nei servizi sanitari, in quanto consentono un notevole risparmio sulla spesa sanitaria sia in termini di riduzione al ricorso di farmaci tradizionali, sia di numero di ricoveri ospedalieri».


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