Perché dell'incidente nucleare in Niger non si parla?

Bambini nigeriani con contatore geiger Il 17 dicembre Greenpeace, dopo aver ricevuto relazioni verificate con analisi condotte sul territorio, denunciava che oltre 200.000 litri di fanghi radioattivi da tre piscine lesionate si sono riversati nell'ambiente presso la miniera d'uranio nigeriana di Somair, gestita dall'azienda nucleare francese Areva.


In un precedente rapporto, risalente al maggio scorso, sono stati rilevati livelli pericolosi di contaminazione radioattiva dell'aria, acqua e suoli attorno alle miniere d'uranio gestite da Areva in Niger. Le analisi mostravano come gli abitanti dei vicini villaggi fossero circondati da acqua, suolo e aria contaminati dalla radioattività.


Greenpeace, sottolineando come le modalità gestionali di Areva minaccino seriamente la salute e la sicurezza della popolazione e dell'ambiente, ha chiesto l'elaborazione di uno studio indipendente sulle aree attorno alle miniere del Niger seguito da una azione di bonifica e decontaminazione delle aree coinvolte.


Una notizia che però è passata sotto silenzio ed è stata quasi competamente ignorata dai media. Come mai?


Forse perché in un periodo di grande battage pubblicitario sul nucleare avrebbero pesato, nella partita tra favorevoli e contrari, i dubbi sui rischi e i pericoli che questa tecnologia comporta?


Forse perché Areva è la stessa società con la quale il governo Berlusconi ha stretto l'accordo per costruire quattro centrali atomiche in Italia?


Forse perché il nucleare dimostra ancora una volta di non essere un'energia pulita e quindi una fonte energetica non sostenibile?


Gli ultimi studi affermano che le fonti rinnovabili sono più economiche e più sicure. Quanti lo sanno?


Il comunicato stampa di Greenpeace sulla contaminazione in Niger.


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