Epifania, le feste ma non gli sprechi porta via

Un'invalsa quanto pessima consuetudine, durante il periodo natalizio, è quella di eccedere nell'acquisto di generi alimentari che poi finiscono nella spazzatura: circa 500mila tonnellate, si calcola, tra pranzi, cenoni e festa dell'epifania, pari al 25 per cento della spesa totale alimentare per le festività.


Mucchio di spazzatura con alimenti


Frutta, verdura, pane, latticini e carne, i prodotti che più degli altri finiscono nei cassonetti dell'immondizia. Vanno in fumo, così, 1,5 miliardi di euro: quasi 80 euro a famiglia.


Lo spreco natalizio è tuttavia solo l'apice di cattive abitudini che perdurano tutto l'anno e che nemmeno la crisi economica è riuscita a correggere.

In Italia ogni anno finiscono nei rifiuti 25 milioni di tonnellate di cibi ancora buoni. «Una cifra che corrisponde alla metà delle importazioni alimentari dell'intera Africa - denuncia la Confederazione Italiana Agricoltori (CIA) - un vero schiaffo alla miseria. Senza contare il danno ambientale: basti pensare che una sola tonnellata di rifiuti alimentari genera 4,2 tonnellate di Co2».


Circa 18 milioni di tonnellate vengono buttate da case private, negozi, ristoranti, hotel e aziende alimentari. Il resto viene distrutto nel percorso tra le fattorie o i campi e i negozi. E questo ci costa circa 37 miliardi di euro (il 3% del Pil).


Ciascuno di noi butta via 27 chili di alimenti commestibili. Il 5 per cento del pane che acquistiamo, il 18 per cento della carne, il 12% della frutta e verdura, per un totale di 584 euro sprecati ogni anno.


Ma perché il cibo che compriamo va a finire nella spazzatura? Nel 40% dei casi perché ne abbiamo comprato troppo, nel 21% dei casi perché abbiamo ceduto alle offerte tre per due senza pensare che non ci servivano; in un caso su quattro buttiamo gli alimenti perché sono scaduti o andati a male, in un caso su dieci perché non ci sono piaciuti.


Siamo soprattutto noi i colpevoli degli sprechi. Stando ai dati statistici infatti il 20% delle perdite deriva dalla produzione, un altro 20 per cento dalla distribuzione, mentre il 60% è da imputare ai consumatori.


E col passare del tempo diventiamo sempre più spreconi: nel 1974 era il 30% delle calorie disponibili a venir "perso", contro il 40% di oggi.


Sebbene la crisi abbia costretto alcuni a spendere con più oculatezza, la maggioranza continua a riempire i carrelli della spesa di enormi scorte spesso inutili. Che fare per porre fine a questa follia?


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