Invece del nucleare

Piante a forma di elica con centrale nucleare sullo sfondoNon sono solo i gruppi e le associazioni ambientaliste a dire no al nucleare. Imprenditori, manager, professionisti hanno recentemente firmato un appello curato da Kyoto Club per una strategia energetica alternativa all'atomo.


L'elenco dei primi 800 firmatari è aperto da tre nomi di rilievo: Pasquale Pistorio, il manager che ha fatto la fortuna di STMicroelectronics, Catia Bastioli, amministratore delegato di Novamont, Gianluigi Angelantoni, amministratore delegato dell'omonimo gruppo che, assieme a Siemens, lavora sulle nuove frontiere del solare termodinamico.


La costruzione delle centrali nucleari, dice l'appello, interesserebbe "una piccola minoranza di società italiane, mentre larga parte degli investimenti finirebbe all'estero". La produzione di energia elettrica avvantaggerebbe "pochi comparti industriali energivori" e "sarebbe lo Stato, attraverso la fiscalità generale, o gli utenti attraverso l'aumento delle bollette, a cofinanziare il nucleare", che è una fonte di energia molto costosa.


Per misurare la convenienza delle rinnovabili si citano i dati di consuntivo del 2009: il 61 per cento della nuova potenza elettrica installata in Europa viene da impianti alimentati da fonti rinnovabili; e la percentuale, sempre nel 2009, è del 43 per cento negli Stati Uniti.


Gli industriali stimano che l'intero programma nucleare del Governo costerebbe almeno 80 miliardi, con conseguente inevitabile sottrazione di risorse "ai più promettenti settori dell'efficienza e delle rinnovabili" che invece possono generare "ricadute economiche e occupazionali immediate".


«Non si capisce secondo quale logica - commenta Angelantoni - sarebbe conveniente impegnarsi oggi, a prescindere dai rischi legati all'inquinamento e al terrorismo, nella costruzione di centrali nucleari che quando entreranno in esercizio dovranno misurarsi con fonti rinnovabili che nel frattempo avranno fatto passi da gigante».


«E' singolare che qualcuno parli di rinascita del nucleare nel momento che questa tecnologia conosce la sua crisi più profonda», osserva Gianni Silvestrini, direttore scientìfico del Kyoto Club. «Prendiamo il dato degli impianti costruiti a livello globale negli ultimi 5 anni, tra il 2005 e il 2009: la somma di eolico e solare ha battuto il nucleare 14 a 1 in termini di potenza installata e 3 a 1 in termini di elettricità prodotta. Se poi sì tenesse conto delle centrali atomiche dismesse nel quinquennio la differenza diventerebbe ancora più clamorosa».


Puoi leggere e firmare l'appello qui.


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