Sacchetti di plastica: uno stop senza indicazioni

Simbolo di Stop con sacchetto di plasticaCon l'inizio dell'anno è entrata in vigore (dopo tre anni di attesa) la direttiva Cee, che nel 2007 ha pianificato lo stop alla produzione e alla distribuzione delle shopping bags. Una svolta netta che cambierà usi e costumi del consumatore medio, anche se non si sa ancora bene in quale direzione.


Si parla di nuovi sacchetti biodegradabili con un codice identificativo stampato per verificare se il sacchetto sia effettivamente a norma, ma non ci sono ancora i decreti applicativi, né le norme tecniche, né le sanzioni.


Non c'è alcun criterio per stabilire che cosa è biodegradabile e che cosa no: dal punto di vista tecnico, perfino il sacchetto di plastica è biodegradabile, ma con tempi decisamente lunghi. Non ci sono state le sperimentazioni per le quali era stato stanziato un miliardo di euro e ci sono dubbi sui sacchetti d'importazione.

Non si sa ancora poi con precisione quando lo stop potrà considerarsi definitivo. Secondo quanto anticipato dal ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ci sarà tempo per eliminare le scorte e frattanto invita alla collaborazione: «Affinché il provvedimento possa però produrre risultati concreti, è necessario il coinvolgimento pieno degli operatori commerciali, della piccola e della grande distribuzione, perché sperimentino su larga scala sistemi di trasporto alternativi ai sacchetti di plastica, e dei cittadini».


Ma in concreto negozianti, consumatori e produttori di sacchetti di plastica e di carta non sanno come comportarsi. Che cosa faranno i supermercati? Come consegneranno i prodotti i farmacisti, i lattai, i fruttivendoli e tutti gli altri negozianti?


Un problema sono sicuramente i costi: se una borsetta di plastica costava 2 centesimi, una biodegradabile costerà dagli 8 ai 10 e mentre i supermercati faranno pagare la differenza ai clienti, i piccoli negozi pagheranno di tasca loro. E non saranno piccole cifre. Per un fruttivendolo (con una media di 200 borse al giorno consegnate) saranno 300 euro in più al mese.


Dal punto di vista del consumatore, la qualità dei nuovi sacchetti biodegradabili lascia alquanto a desiderare: si rompono e si aprono con facilità, soprattutto se piove. Quindi non potranno essere utilizzati come buste per la spazzatura, uno dei modi più comuni di riciclarli. Invece di ricorrere al riuso, i cittadini dovranno perciò comprare al supermercato i sacchetti neri da immondizia, che sono usa-e-getta.


Così, come spesso accade in Italia, prevale il fai-da-te. Molti esercizi commerciali hanno promosso con gadget e sconti l'uso di borse della spesa riciclabili, una su tutte la Coop adriatica, che ne ha già vendute più di un milione nei vari supermercati aderenti.


In quanto ad amministrazioni locali finora ci hanno già provato molti piccoli centri. A Summonte, ad esempio, il sindaco Pasquale Giuditta ha deciso di incentivare - prima e meglio delle leggi - i cittadini a dimenticare il vecchio sacchetto di plastica, consegnando loro borse della spesa riutilizzabili e richiudibili.


Qualcuno sta già pensando al "fashion da shopping": dalla retina veneziana, al lino delle librerie, alle borse di carta o juta con tanto di logo delle cooperative equosolidali.


@ Per quesiti e approfondimenti scrivi all'autore

  • shares
  • Mail
2 commenti Aggiorna
Ordina: