Ecosia: ricerca o bufala verde?

Un logo del motore di ricerca verde Ecosia Compie un anno Ecosia, il motore di ricerca ecologico sostenuto da Yahoo, Bing e dal WWF.


Lanciato a dicembre dell'anno scorso, fondamentalmente funziona come gli altri motori di ricerca, con l'unica ma importante differenza che dona l'80% dei guadagni pubblicitari per sostenere un programma di protezione della foresta pluviale nel Juruena National Park in Amazzonia.


Funziona così: ogni volta che un utente effettua una ricerca tramite Ecosia.org e clicca sui link sponsorizzati, vengono "salvati" mediamente due metri quadrati di foresta pluviale. Inoltre Ecosia dichiara di usare energia pulita per le proprie attività, a differenza dei concorrenti (in particolare Google).


Secondo i dati e i numeri elaborati dal team di Ecosia, basterebbe che solo l'1% dei navigatori internet utilizzasse Ecosia per consentire di salvare, ogni anno, un territorio forestale grande quanto la Svizzera.


Non sono mancate però anche perplessità e scetticismi. A mettere per primo sotto la lente di ingrandimento il funzionamento e a sollevare dubbi sulle reali intenzioni di Ecosia è stato il Disiformatico.it, il blog di Paolo Attivissimo, giornalista informatico e cacciatore di bufale mediatiche.


Ma il fondatore, Christian Kroll, annuncia, in coincidenza con il il primo compleanno di Ecosia, il rilancio del progetto e una nuova partnership con il WWF a livello internazionale. Perché non credergli?






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