Medicina naturale, favorevoli e contrari

Visita da un medico olisticoProprio mentre dall'Unione europea giungono allarmanti notizie sulla messa al bando delle erbe officinali e si attuano nel nostro Paese pesanti tagli e restrizioni in vari atenei, la Facoltà di Medicina di Firenze, in aperta controtendenza, ha avviato il primo Master italiano in Medicina Naturale, coordinato dai professori Gian Franco Gensini, Preside della Facoltà di Medicina, e Pietro Amedeo Modesti.


Il programma di studio comprende fitoterapia, agopuntura, medicina tradizionale cinese, medicina manuale, massaggi ecc. ed è rivolto a tutte i professionisti sanitari, infermieri e ostetriche, erboristi e dietisti.


Gli organizzatori auspicano "l'alleanza tra le professioni sanitarie, per un ampliamento della visione della medicina, che sempre di più è medicina partecipata e centrata sulla persona piuttosto che sulla malattia. Grazie a questo Master, - affermano - i pazienti potranno essere curati in modo personalizzato anche con tecniche finora considerate impropriamente di secondaria importanza".


Anche a Bologna si procede in direzione analoga istituendo un ambulatorio pubblico dove gli stranieri più poveri o senza lavoro, potranno curarsi gratuitamente con pratiche che appartengono ai paesi da cui provengono: medicina indiana, cinese, tibetana, ayurvedica.

L'iniziativa, prima in Italia, è un progetto pilota nato da un'idea di Paolo Roberti di Sarsina, presidente della onlus Medicina Centrata sulla Persona. Per lui: «Il diritto alla salute è fondamentale per l'accoglienza, ma è la varietà dei metodi di cura offerti da una Nazione a garantire agli stranieri la vera integrazione».


Nell'ambulatorio saranno effettuate diagnosi di malattie e prescrizioni di terapie, senza discriminazioni. Verranno curati tutti gli immigrati in difficoltà, anche gli irregolari.


Gli iscritti alla Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg), interessati alla questione, hanno firmato una convenzione che prevede da un lato la loro formazione nell'ambito delle varie branche delle discipline mediche alternative, e dall'altro la richiesta all'azienda sanitaria pubblica di Bologna di trovare uno spazio adatto per gli ambulatori dove, almeno uno specialista per disciplina, si metterà a disposizione degli immigrati.


Spiega Renzo Le Pera, segretario provinciale della Fimmg: «Si tratta di metodi di cura molto diffusi anche tra gli italiani ed è giusto conoscere le ragioni di tanto interesse. Nessun atto di fede da parte nostra, faremo corsi, studieremo, impareremo, e chi lo vorrà potrà lavorare negli ambulatori, come volontario, a contatto con gli immigrati che avranno bisogno di cure».


Dall'ultima indagine dell'Istat al riguardo, risalente al 2005, emergeva che la terapia più utilizzata, su un campione di circa 25mila famiglie, era l'omeopatia, preferita dal 7% della popolazione, seguita dalle terapie manuali con il 6,4%, e dalla fitoterapia 3,7%.


In più, soprattutto gli stranieri, si affidano anche ad altre discipline come ad esempio la medicina cinese, che include agopuntura, dieta ed esercizi posturali, e quella tibetana che cura con farmaci naturali e si affianca a una filosofia di vita che prevede la meditazione.


C'è però chi storce il naso. È il professor Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri che in un'intervista pubblicata su La Stampa redarguisce: «Parliamo di trattamenti che non servono, non curano. La medicina occidentale prevede metodologie superiori, anni di prove e sperimentazioni, rispetto alle pratiche della medicina naturale, olistica. Non mi spiego come medici preparati possano ancora dubitarne».


Terapie prescritte in India, nel Bangladesh, in Cina possono diventare, qui, uno strumento di accoglienza, non crede?
«Sì, ma non dimentichiamo che ci sono tanti medici che generosamente curano gli immigrati, i più reietti, usando i nostri farmaci. È l'unica strada se si vuole curare davvero qualcuno».


Cosa pensa degli italiani che, negli anni, si sono allontanati dalla medicina occidentale?
«Penso non sia un buon motivo perché i medici diano loro ciò che chiedono. La gente crede anche agli oroscopi. Basta per incominciare a studiarli e poi prescrivere terapie seguendo ciò che dicono le previsioni del segno zodiacale del paziente? È una distorsione della razionalità».


Cosa la fa essere tanto sicuro dell'inefficacia delle terapie alternative?
«Si tratta di metodi di cura che non sono dimostrabili scientificamente. I loro effetti non sono provati».


Non crede siano dimostrati da chi racconta, ogni giorno, di star bene proprio grazie alla medicina non ufficiale?
«Non direi, conta l'effetto placebo che, questo sì, è stato dimostrato. In molti non guariscono con tisane, erbe o con massaggi, ma non lo proclamano ai quattro venti per disagio e per vergogna».


Una posizione, quella di Garattini, che potremmo definire riduzionista sul piano scientifico e poco aperta, anche culturalmente, a conoscere ed esplorare nuove possibilità e orizzonti terapeutici. Voi cosa ne pensate?


@ Per quesiti e approfondimenti scrivi all'autore

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