Com'è cambiata la tavola degli italiani?

Panini con pomodori e formaggioPer i turisti stranieri l'Italia è il paradiso dell'enogastronomia mentre gli italiani pare che dedichino sempre meno tempo, energie e soldi al cibo. Muta lo stile di vita e si dimentica la grande tradizione culinaria a favore di pasti pronti e preparazioni veloci.


Nel primo semestre del 2010 la spesa mensile media per l'acquisto di generi alimentari si aggira sui 460 euro, cifra che rispetto agli anni precedenti ha subito un calo del 3%. Almeno un terzo di questa somma riguarda il "fuori casa", segno evidente che si cucina sempre meno.


Stando a un'inchiesta di Fipe-Confcommercio dell'inizio di quest'anno, il peso della spesa alimentare è sceso in quarant'anni del 20% nel budget delle famiglie destinato ai consumi con una diminuzione importante di frutta e verdura - prodotti deperibili e naturali per eccellenza - e un incremento di biscotti, snack e bibite varie. Inoltre il comportamento a tavola è diventato più nervoso, frammentandosi in una miriade di spuntini che riempiono il tempo tra un pasto e l'altro.

I primi piatti, più semplici e veloci da preparare, stanno sostituendo le più laboriose ricette dei secondi e sono in crescita gli italiani che acquistano i generi alimentari presso gli hard-discount dove si trovano prodotti a costi più bassi rispetto ad altre catene di distribuzione. E aumenta la spesa per dolci e bevande, a dispetto di chi vede gli italiani sempre più attenti al salutismo.


Da un rapporto Coldiretti-Censis emerge che ben 430 mila sono gli italiani che dichiarano di non mangiare mai pasta, 930 mila non mangiano mai pane, circa 1,8 milioni non consumano mai riso, quasi 1,2 milioni non mangiano carne, sulla tavola di oltre 3,1 milioni di italiani non c'è inoltre mai il pesce, ben 370 mila non consumano verdura e oltre 1 milione non mangia frutta.


Nell'ultimo anno, per i prodotti tipici (DOP/IGP), ad un aumento del 3% del giro d'affari potenziale ha fatto riscontro un calo del 2,8% del valore al consumo nel mercato interno. Bene invece le esportazioni con un +15% e un valore stimato in 1,3 miliardi di euro [Ismea]. Le nostre eccellenze alimentari quindi vanno bene e fanno bene all'Italia ma non agli italiani.


Apparentemente si dà grande importanza al cibo ma poi si scopre che è solo un contorno, un'occasione di socializzazione, tanto che molti prediligono i piatti pronti o surgelati. Ci si professa attenti alla salubrità e alla provenienza del cibo ma solo raramente si leggono le etichette. Spesso le idee circa le derrate alimentari e la gastronomia sono scarse e lacunose.


Poco incoraggiante anche il quadro riferito ai più giovani: la relazione col cibo è fondamentalmente immatura e votata alla tecnologia. Amano plastica e cartone, non leggono le etichette e ignorano le elementari regole di conservazione dei cibi e preparazione dei pasti.


"Il rapporto degli italiani con la tavola sta cambiando, e anche velocemente - afferma Nicola Dante Basile giornalista e scrittore nel suo libro New Menu Italia pubblicato da Baldini Castoldi Dalai Editore - Di certo non è più lo stesso di trenta e nemmeno di venti anni fa. Il Paese è cambiato socialmente, economicamente e strutturalmente, con nuovi stili di vita che si sono affermati, modificando o sostituendo del tutto antiche espressioni, tradizioni e consuetudini [...] L'innalzamento dell'età media della popolazione quale effetto dell'invecchiamento della gente; il crescente numero di famiglie con un solo componente (i single); l'affermarsi di nuovi stili di vita e il prorompere del fenomeno multietnico, correlato ai crescenti flussi migratori in entrata, ufficiali e non. Tutti fattori che hanno concorso a determinare in pochi lustri profonde modifiche nella composizione degli acquisti di alimenti e bevande".


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