La mercificazione delle malattie

Simbolo del dollaro formato con pillole L'espressione disease-mongering (letteralmente 'mercificazione delle malattie') indica tutte quelle strategie che puntano ad aumentare il numero di malati e di malattie con il solo scopo di allargare il mercato della salute e rappresenta il volto più estremo e antietico di Big Pharma.


La sua codifica in ambito medico-scientifico è piuttosto recente: il termine fu usato per la prima volta nel 1992 da Lynn Payer quando, nel suo articolo "Disease mongers: how doctors, drug companies, and insurers are making you feel sick", denunciò come venisse aumentata la richiesta di servizi, prestazioni, prodotti, attraverso la dilatazione dei criteri diagnostici di alcune malattie.


Payer individuò, in particolare, tre meccanismi: trasformare comuni disturbi in problemi medici, farli apparire pericolosi, proporre terapie delle quali si esaltano i benefici e si sottostimano i rischi.


In pratica si tratta dell'invenzione a tavolino di malattie per vendere più farmaci oppure dell'adattamento dei parametri clinici per aumentare artificiosamente il numero del malati e per crearsi un nuovo mercato.


Le multinazionali del farmaco hanno scoperto che si possono guadagnare molti soldi tenendo calmi con un farmaco bambini irrequieti, dichiarando che il colesterolo è il fattore di rischio numero uno nel mondo o inducendo la gente a sottoporsi a visite preventive di dubbia utilità.


E' sufficiente lo stato fisico e l'età a trasformare tutti nel bersaglio dell'industria farmaceutica. Infanzia, adolescenza, menopausa, vecchiaia, ogni normale fase dell'esistenza è ormai trattata alla stregua di una malattia.








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