Concime organico dal mare

Residui di foglie e fusti di Posidonia oceanica ricoprono si accumulano sui litorali di gran parte delle  spiagge joniche procurando disagio per la balneazione  e costi elevati per la raccolta e lo smaltimento.


Fondali con Posidonia oceanica


La posidonia è una pianta, impropriamente definita alga, che forma delle immense praterie sul suolo marino e rappresenta un elemento fondamentale per l'ecosistema acquatico.


La posidonia potrebbe trasformarsi in risorsa, per l'ambiente e l'agricoltura, grazie al progetto PRIME dell'Istituto di scienze delle produzioni alimentari di Bari del Consiglio nazionale delle ricerche (Ispa-Cnr) in collaborazione con il comune di Mola di Bari.


PRIME è una sigla che in inglese sta per Posidonia residues integrated management for ecosustainability (gestione integrata dei residui di posidonia per l'ecosostenibilità).


Il progetto, finanziato dal programma europeo Life+, prevede il recupero di questo materiale organico come ammendante, cioè fertilizzante per terreni e substrato per ortoflorovivaismo, ma anche utili per la pacciamatura, ovvero la copertura dei terreni delle aiuole per impedire la crescita di piante infestanti.

I residui - i cui problemi olfattivi legati ai fenomeni di putrefazione sono ben noti - subiranno un pre-trattamento in loco. Saranno innanzitutto separati dalla sabbia tramite lavaggio con la stessa acqua di mare, triturati ma soprattutto de-salinizzati e disidratati con particolari tecniche innovative. Ciò consentirà di evitare la formazione di liquidi inquinanti durante il processo di compostaggio.


Le azioni del progetto sono anche e soprattutto dimostrative e i risultati saranno pubblicizzati non solo per sensibilizzare alla tutela delle "praterie", ma anche per evidenziare i risparmi ed i miglioramenti ottenuti. Sono 12 i risultati attesi dal progetto e spaziano dal tecnico (qualità dei suoli e carbon sink, ovvero deposito del carbonio) all'economico (abbattimento totale dei costi di smaltimento).


L'obiettivo  è sviluppare un modello di gestione ecosostenibile dei residui, per il riutilizzo come fertilizzante dei residui di foglie e fusti che finiscono sulle rive.


"Oltre che al compostaggio e all'utilizzazione agronomica del compost -  spiega Angelo Parente, ricercatore dell'Ispa-Cnr  - si interverrà anche per  minimizzare l'impatto sull'ecosistema costiero, mettendo a punto una strategia di pre-trattamento del materiale raccolto che ne migliori l'attitudine al riutilizzo in agricoltura".


"Le ricerche sul possibile utilizzo della Posidonia oceanica spiaggiata nel compostaggio sono svolte da anni -  aggiunge il ricercatore  - e grazie anche a questi studi, è stata recentemente rivista la disciplina in materia di fertilizzanti e fissata la quantità di posidonia che può essere aggiunta alle biomasse compostabili, sottraendola allo smaltimento in discarica che provoca produzione di percolato, inquinamento delle falde acquifere e aumento dei gas serra".


Si aprono così nuove prospettive per l'impiego in agricoltura di queste biomasse spiaggiate. "La posidonia, comunemente ed erroneamente considerata un'alga, è una pianta acquatica superiore che con le sue praterie svolge importanti funzioni: ossigenazione dell'acqua, fissazione dei fondali e protezione delle spiagge dall'erosione, riparo e zona di riproduzione per la fauna marina, nutrimento per pesci, cefalopodi e cordati", prosegue Parente. "Periodicamente, però, essa perde le foglie e, soprattutto in concomitanza della bella stagione, si ripresenta il problema della gestione dei residui spiaggiati lungo le coste".



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