Le soluzioni ecologiche del passato ritornano attuali

Cisterne che raccolgono la pioggia, tetti verdi che sostituiscono i condizionatori d'aria, abitazioni con pareti che non solo captano l'acqua ma la restituiscono depurata. Tecniche che stanno scomparendo e che possono diventare essenziali per rispondere alla crisi ambientale ed economica globale, e migliorare la qualità della vita.


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Careggi -Villa Medicea


Abitare in una casa costruita o ristrutturata con le malte tradizionali invece che con il cemento e i prodotti sintetici dimezza le emissioni di gas serra e la bolletta elettrica degli appartamenti moderni. I nostri casermoni di cemento sono forni d'estate e frigoriferi d'inverno. Rinfrescarli o scaldarli costa un sacco di energia, soldi, inquinamento. Pensiamo invece ai sassi di Matera, scavati fin dal Neolitico con un'inclinazione tale da rimanere in ombra d'estate e godere invece di tutto il sole invernale.


E poi le case in legno delle Alpi, che offrono un isolamento termico ottimale esattamente come quelle costruite in Sargegna con i ladiri, i mattoni di fango e paglia. I tetti d'erba, che anch'essi assicurano isolamento termico e in più conservano l'umidità: sembrano l'ultima moda ecologica, ma in realtà sono vecchi più o meno come la civiltà umana.


Coltivare le zone aride utilizzando per l'irrigazione una rete di gallerie orizzontali, come si faceva nelle oasi del Sahara o in Cina, evita lo spreco di 300 metri cubi di acqua per ettaro al giorno e taglia 13 tonnellate di anidride carbonica all'anno sullo stesso ettaro di campi. Proteggere il suolo dalle frane con terrazzamenti di pietra al posto delle dighe di cemento, che spesso diventano una delle cause di alluvioni e frane, fa risparmiare al nostro paese da 10 a 20 tonnellate di CO2 l'anno. E mette in sicurezza i nostri pendii.


Sono queste, le tecniche tradizionali. Ultimamente la tecnologia ha preso il posto della tradizione. Il basso impatto ambientale è andato a farsi benedire. L'efficacia? Sotto gli occhi di tutti. E allora bisogna fare in modo che la conoscenza tradizionale non si perda, dice l'Unesco.

Le tecniche tradizionali hanno consentito di coltivare per millenni i campi anche in luoghi semiaridi, gestendo l'acqua oculatamente e fino all'ultima goccia attraverso sistemi di canali, tunnel sotterranei e muretti che ormai sono in rovina. Al loro posto si usa acqua pompata dalle falde sotterranee, che prima o poi finiscono per esaurirsi o entrare in sofferenza. E poi la plurimillenaria attenzione a preservare il suolo e la sua fertilità, che oggi è in pericolo: l'aratura sui pendii secondo le curve di livello, i terrazzamenti, le reti dei fossi di scolo...


Per riaprire il grande archivio di milioni di saperi antichi e fortemente attuali, nasce l'Istituto per le conoscenze tradizionali, una grande Banca della Terra che mette a disposizione di governi, amministrazioni pubbliche e cittadini tecniche che si perderebbero senza un'attiva azione di conservazione e valorizzazione.


Le tecniche tradizionali presenti nel pianeta sono decine di milioni con varietà corrispondenti alle diversità ambientali e culturali. L'Istituto lavora su una base di 700 grandi 'famiglie' di tecniche che sono state classificate e identificate. La banca dati, che diventera' una vera e propria Banca della Terra, e l'azione di comunicazione presso governi, pubbliche amministrazioni, aziende e cittadini le diffondera' come pratiche sostenibili ed innovative in agricoltura, architettura e aree urbane, paesaggio e pratiche sociali. Il loro utilizzo permette risparmi economici considerevoli in tutti i settori e in particolare nel emissioni di CO2.


Il centro dell'International Traditional Knowledge Institute (ITKI), voluto dall'Unesco per raccogliere le centinaia di migliaia di soluzioni antiche e attuali alla desertificazione, alla mancanza d'acqua, alle frane, allo spreco energetico, avrà la sua sede definitiva a Firenze nella villa medicea di Careggi che in passato ha ospitato l'Accademia Platonica di Lorenzo il Magnifico.


"L'Istituto - spiega l'agenzia culturale dell'Onu - sarà un vero e proprio braccio operativo dell'Unesco, che ha supportato la nascita di questa organizzazione per valorizzare a livello mondiale le tecniche tradizionali di conservazione del territorio. Dalla protezione del patrimonio storico e monumentale al riuso delle conoscenze: è il percorso in atto nell'organismo Nazioni Unite che fa il primo passo per la creazione di una Banca della Terra delle Conoscenze, dove verranno catalogate e rese disponibili le migliori tecniche tradizionali per la difesa del suolo, la conservazione dell'acqua, la lotta agli effetti e alle cause del cambiamento climatico".


''Per conservare un ambiente adatto alla vita dell'uomo, proteggere i monumenti non basta piu'. Ora si passa alla conservazione e alla valorizzazione delle conoscenze, un patrimonio immateriale e preziosissimo che rappresenta uno degli assett per far partire la terza rivoluzione industriale della green economy, basata su energie alternative, emissioni zero, slow economy e industria creativa - afferma Pietro Laureano, consulente Unesco e presidente della società Ipogea -. Le conoscenze tradizionali e il loro uso innovativo rappresentano la base per una tecnologia sostenibile, indispensabile per l'elaborazione di un nuovo modello di progresso umano''.


L'iniziativa è rivolta soprattutto ai Paesi in via di sviluppo, e in particolare ai meno sviluppati tra loro, che non hanno risorse finanziarie adeguate per utilizzare pratiche e tecnologie eco-friendly.


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