Acqua: l'Italia la privatizza, ma all'estero la rivogliono pubblica

Un contatore dell'acqua


Il 6 agosto scorso, il Parlamento italiano con la legge numero 133/2008 ha aperto la strada alla privatizzazione dell'acqua pubblica.


La nuova normativa infatti dispone il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali a favore di imprenditori e società private al fine "di favorire la più ampia diffusione dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione di servizi di interesse generale in ambito locale".


L'Italia si pone così in controtendenza rispetto ad altri paesi che in sempre maggior numero stanno facendo marcia indietro, rispetto alle privatizzazioni degli anni '90, dopo aver constatato l'inefficienza del servizio e gli svantaggi in termini economici.

La gestione privata dell'acqua ha avuto come risultati in tutto il mondo prezzi gonfiati, inefficienza, servizi obsoleti (perché modernizzarli avrebbe richiesto investimenti e dunque meno profitti).


Non di rado vengono scoperte anche gestioni fraudolente come nel caso della città francese di Grenoble: nel 1999 i dirigenti diell'azienda che forniva il servizio finirono in galera per corruzione e la società fu condannata a restituire alla cittadinanza le bollette pagate tra il 1990 e il '98. Ripristinata la gestione municipale, il prezzo dell'acqua si è subito sgonfiato.


Oggi in Francia sono già più di quaranta le città e comunità urbane che hanno scelto di tornare al pubblico, da Tolosa a Lione, da Bordeaux a Lille.


Dal  primo gennaio di quest'anno, anche l'acqua di Parigi è gestita direttamente dall'amministrazione locale. Nel 1984, grazie all'allora sindaco Chirac, la distribuzione dell'acqua potabile nella capitale venne privatizzata affidando il servizio alle due multinazionali francesi Suez e Veolia, tristemente note alle popolazioni dell'America Latina.


A gennaio del 2003 il consiglio cittadino decise di rinegoziare i contratti  e, dopo essersi reso conto della scarsa qualità del servizio e dell'esorbitante aumento delle tariffe (+ 123%), ha deciso di non rinnovarli alla loro scadenza a fine 2009. Si è passati quindi a un ente di diritto pubblico, Eau de Paris, nel cui comitato di gestione siedono anche i rappresentanti dei lavoratori e degli utenti.


Molti Stati in Europa, tra cui  Spagna, Olanda, Belgio e Svezia non hanno mai privatizzato la distribuzione d'acqua mentre in Gran Bretagna la privatizzazione ha creato problemi e grande insoddisfazione a causa della cattiva manutenzione della Thames Water, la società a cui è stata affidata la gestione.


Si ritorna alla municipalizzazione anche in molti paesi extraeuropei, dagli Stati uniti all'Argentina, dal Messico al Mali, dove la ripubblicizzazione dell'acqua ha mostrato un generale miglioramento della qualità del servizio, costi più contenuti e una maggiore efficienza nella distribuzione.


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